Azione Cattolica e parrocchie

I 50 anni dall’apertura del Concilio e l’Anno della Fede, proclamato dal Santo Padre Benedetto XVI°, rappresentano due occasioni imperdibili, all’inizio di questo nuovo anno pastorale, per aprire una riflessione sul tema dell’impegno dei laici nelle parrocchie della nostra diocesi ed in particolare sul ruolo e il servizio che ad esse può rendere l’Azione Cattolica Diocesana.

La costituzione Apostolicam Actuositatem, ancora di straordinaria attualità, fissa in modo chiaro il ruolo del laicato nella Chiesa. Essa sostiene come i laici “…mentre mirano ai beni eterni, con animo generoso si dedicano totalmente ad estendere il regno di Dio e ad animare e perfezionare con lo spirito cristiano l’ordine delle realtà temporale”. Con un’espressione cara all’evangelista Giovanni i laici sono chiamati ad essere “nel mondo ma non del mondo”.

Al numero 20 della Costituzione viene sancito un programma chiaro e preciso per i laici di Azione Cattolica. I padri conciliari, nel raccomandare vivamente la presenza dell’Azione Cattolica nella Chiesa, chiedono ai laici in essa impegnati di perseguire il fine apostolico della Chiesa e cioè “l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana delle loro coscienze, in modo che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti”.

 

L’impegno di AC parte quindi dal mondo e dal territorio, in cui i suoi soci operano. Per questo motivo la parrocchia, primo presidio cristiano sul territorio, è il luogo naturale in cui operare senza però chiudersi alla realtà che la circonda, anzi facendo il possibile perché la parrocchia sia aperta e sensibile alle istanze sociali. I forti mutamenti in atto nel tessuto sociale e ad anche ecclesiale non mettono però in discussione quanto affermato dai nostri vescovi nel documento “Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia”.

“Noi riteniamo – scrivono – che la parrocchia non è avviata al tramonto ; ma è evidente l’esigenza di ridefinirla in rapporto ai mutamenti, se si vuole che non resti ai margini della vita della gente”.
Compito dei laici e in particolare dei laici di AC è quello di fare in modo che le parrocchie siano “case accoglienti” e rifuggano “processi elitari o esclusivi”.In questo contesto è opportuno leggere l’oggi della nostra realtà diocesana.

L’Azione Cattolica Diocesana, dopo la grave crisi che l’ha colpita negli anni ’70 e ’80, ha ripreso ad essere realtà significativa in alcune parrocchie della Diocesi, grazie alla silenziosa e costante dedizione di chi ha affrontato e superato il momento di crisi e grazie a nuove forze provenienti in particolare dal rifiorire delle attività rivolte ai giovani. La ripartenza non sempre è stata accolta con attenzione e favore ma vissuta in alcuni casi con diffidenza e la stessa AC diocesana ha mostrato timidezza nel rappresentare la sua proposta. Un particolare sforzo è stato fatto per promuovere e valorizzare il ruolo Diocesano dell’associazione, priorità essenziale in una realtà come la nostra, che fatica a riconoscere il valore della diocesanità e dove l’appartenenza parrocchiale rischia di non essere seme buono per l’impegno sul territorio.

L’attualità vede un Azione Cattolica fortemente impegnata nel territorio, anche con scelte all’avanguardia nel campo dell’educazione, come l’adesione a Progetto Link, e sempre tesa a promuove dall’ACR agli adulti il valore della Diocesanità, in stretto contatto con la Chiesa italiana, promuovendo quella spinta ad uscire dal particolare per aprirsi al mondo più volte auspicata dal nostro Vescovo Carlo.

In questo scenario l’AC non dimentica la parrocchia. Spesso i suo soci sono parte attiva come catechisti, educatori e animatori nelle parrocchie di appartenenza, senza alzare particolari vessilli e senza pretendere riconoscimenti di sorta.
Non basta certo l’impegno profuso sino ad ora. E’ necessario un impegno sempre più forte, in particolare verso quelle parrocchie che ancora non conoscono l’importanza di una fede matura vissuta insieme all’interno di un’associazione, che si prefigge il “fine apostolico” della Chiesa.

L’Azione Cattolica ha certamente mutato pelle in questi anni ma si prefigge ancora come 150 anni fa di perseguire il fine apostolico della Chiesa mettendo l’uomo al centro, come ribadisce il programma triennale 2011-14 dell’Azione Cattolica Italiana, “Ecco ora il momento favorevole” (2 Cor. 6,2. Santi le quotidiano”. Per i parroci poter dialogare ed essere aiutati a formare dei laici cristiani pregni di una fede matura, pronti ad essere quella “minoranza creativa” più volte evocata da Benedetto XVI°, non può che rappresentare un’opportunità. L’Azione Cattolica diocesana è pronta a svolgere il suo compito a partire da quella che è la sua prima base associativa la parrocchia.

 Massimiliano Franzoni

Presidente Diocesano di Azione Cattolica

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