Sentinella quanto resta della notte?

Mi gridarono da Seir:
Sentinella quanto resta della notte?
Sentinella quanto resta della notte?
La sentinella risponde:
Viene il mattino, e poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!

(Isaia 21, 11-21)

 

Il profeta Isaia ci parla di una notte dalla durata imprecisata, di un mattino senza contenuti e ci indica la strada della conversione per uscire dalla notte.

La conversione è profonda e ci chiama ad essere uomini nuovi per uscire dalla notte.

In questi mesi filosofi, sociologici e politici si sono interrogati se fuori da questa pandemia saremo migliori.

Per la comunità cristiana la domanda è mal posta. Non si tratta semplicemente di essere migliori ma di convertirsi, di cambiare verso alla nostra vita ed essere donne e uomini nuovi. Non si tratta di costruire strane alchimie o piani programmatici di cambiamento ma semplicemente come ci chiede il Vescovo Ovidio nella sua lettera pastorale occorre “Ricominciare dall’Evangelo”.

Ricominciare dall’Evangelo significa abbandonare alcune zavorre.

Prima di tutto quella che circoscrive i cattolici in un sorta di riserva indiana, a cui concedere spazi percentuali nelle professioni, in politica e in tutti i campi che contano in una sorta di pulizia collettiva della coscienza. L’uomo nuovo è colui che compie al meglio la sua professione come diceva Martin Luther King “se vi toccasse di fare gli spazzini dovreste andare a spazzare le strade nello stesso modo in cui Michelangelo dipingeva le sue figure; dovreste spazzare le strade come Handel e Beethoven componevano la loro musica… Dovreste insomma spazzarle talmente bene da far fermare tutti gli abitanti del cielo e della terra per dire: “Qui ha vissuto un grande spazzino che ha svolto bene il suo compito”. L’uomo nuovo in politica dovrebbe ricordare l’adagio di Paolo VI°, che definì la politica come la forma più grande di Carità, consapevoli che la Carità fatta senza dedizione e competenza può rappresentare una doppia beffa per i poveri.

La seconda zavorra è non permettere mai che i simboli della fede siano usati come una clava contro gli altri per fini strumentali o peggio per ambizioni personali e di gruppo.

La seconda zavorra necessità di abbandonarne una terza, che forse la precede, non dare mai la Fede come qualcosa di acquisito ma ogni giorno andare alla ricerca dell’autenticità del proprio Battesimo, perché i Doni vanno meritati ogni giorno.

La conversione, come ogni cambiamento radicale, è un compito che spaventa e che fa sentire soli e incapaci. La buona sentinella però sa scorgere la luce nella notte, quella luce che ci indica la strada e disvela i contorni della terra sulla quale questa strada è appoggiata. Nel cuore di tutti l’immagine di Papa Francesco, in quella Piazza San Pietro deserta che era metafora di una notte apparentemente senza fine, è stata quella luce. La sua “pastorale dei gesti”, il richiamo continuano al Vangelo e il primato concesso agli ultimi delle periferie rappresentano la strada per uscire da quella notte.

La sentinella è avara e non ci fa spettacolari annunci sull’arrivo del vaccino che ci salverà dall’oscurità della notte. Facendo questo ci dice che non possiamo essere vittime delle soluzioni lampo, del pensiero breve che non sa andare oltre al domani. La notte si supera in un processo di cambiamento lento che pensa in decenni e secoli e non nei secondi di un lancio d’agenzia. La notte si supera nella salvaguardia del creato, nel mettere l’uomo al centro a partire dagli ultimi e nella costruzione di relazioni economiche, politiche e sociali ispirate dal Vangelo. La Chiesa non è il Regno ma un seme dello stesso. La Città giusta non è la Città dell’Uomo ma la Gerusalemme Celeste. Giuseppe Lazzati ci forniva un identikit di queste donne e uomini nuovi “vivono gomito a gomito, per così dire, degli uomini del loro tempo e di varia estrazione culturale…attraverso il confronto e il dialogo naturalmente senza perdita della propria identità, sempre nel rispetto della natura di tali realtà e della loro legittima autonomia, con sincero sforzo di comprendere l’altro”. Queste donne e questi uomini nuovi come commentava Don Giuseppe Dossetti possono percorrere “la via – diurna e non notturna – verso la Città dell’uomo, nella prospettiva sempre intensamente mirata della Città celeste, della Nuova Gerusalemme”.

Massimiliano Franzoni
Consigliere diocesano
Azione Cattolica Fidenza

 

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