Pierpaolo Triani presenta la Gravissima educationis

Si è rinnovata anche quest'anno la bella iniziativa voluta dal Vescovo Carlo sul tema dell'educazione in occasione della festa di San Giovanni Bosco.

Al cammino dei convegni sull'educazione, questo era il quarto anno, si è abbinato quest'anno anche il cammino della Scuola di Formazione Teologica diocesana, che ha incentrato il suo percorso annuale sul tema del cinquantesimo anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Relatore del convegno è stato il professor Pierpaolo Triani, docente dell’Università Cattolica di Piacenza ed ex presidente diocesano dell'AC di Piacenza, che ha presentato la dichiarazione conciliare "Gravissima educationis".


Il prof. Pierpaolo Triani

"Si tratta – ha detto Triani – di un documento importante ma non molto conosciuto e studiato". Forse questa è la conseguenza del fatto che il tema educativo attraversa in modo trasversale tutti i documenti conciliari. "Come ogni documento conciliare – ha proseguito – va letto dandovi un respiro universale e non fermandosi ai temi presenti nelle singole nazioni".

Per questo motivo ad una prima lettura la Dichiarazione potrebbe risultare troppo generica ma andando con attenzione se ne scopre il suo valore altamente pastorale, in linea con la pastoralità del Vaticano II, che non si pone come primo obiettivo il sancire verità di fede ma coniugare queste verità con il cammino ordinario e quotidiano della Chiesa universale.

Nell'elaborazione della "Gravissima educationis" i padri conciliari passano da un atteggiamento puramente difensivo, a tutela in particolare della scuola cattolica, ad un propositivo teso a lanciare proposte a tutto campo sul tema educativo. Si tratta comunque, per stessa ammissione degli estensori, di un documento aperto che va poi declinato meglio dalle conferenze episcopali nazionali.

L'educazione, nella visione del documento, non è un bene e un fatto privato ma un dovere sociale a cui gli Stati devono far fronte lasciando ai genitori, primi depositari del dovere di educare i figli, la possibilità di declinare nel modo che ritengono migliore questo dovere. Quello, che rimane come punto fisso, è che l’educazione riguarda l'uomo nella sua dimensione integrale per questo è importante anche l'educazione al fatto religioso, che è una delle componenti dell'uomo stesso.

La stessa scuola cattolica non può limitarsi ad educare la classe dirigente del paese, che grazie alla possibilità economica può accedere a questo tipo di istruzione, ma deve essere aperta a tutti.

I punti di forza, che la "Gravissima educationis", ci lascia oggi sono fondamentalmente tre. L'educazione non è un fatto privato ma un dovere comunitario e tutti hanno una responsabilità educativa. Il fatto religioso, come parte integrante dell'uomo, non può essere confinato ad una dimensione privatistica. I cattolici devono essere presenti in tutti i contesti educativi pubblici e privati, scolastici e sociali.

L’incontro con Triani è stato occasione anche per discutere con i presenti della ricerca sui giovani del territorio di Fidenza, recentemente presentata e commissionata dal Vescovo e da Progetto Link proprio al docente della Cattolica. Su questo il Vescovo ha ribadito l’importanza dello strumento che ora abbiamo a disposizione per leggere la realtà dei giovani del nostro territorio e ha ribadito che gli esiti di questa ricerca sono la base per un lavoro educativo ecclesiale e sociale nei prossimi anni.

Massimiliano Franzoni

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