Partecipare si vuole e si può: la politica cambi marcia

In un recente comunicato pubblicato dal quotidiano Avvenire il presidente nazionale dell’Azione Cattolica Franco Miano afferma: “Tra i tanti spread incalcolabili, ce n’è uno che da tempo cattura la mia attenzione: la distanza tra la qualità dell’impegno civile e sociale nei territori e quello profuso dalle classi dirigenti regionali e nazionali. Mentre nelle strade delle nostre città vediamo fiorire e consolidarsi, dall’unione virtuosa di realtà laiche e cattoliche, iniziative di formazione al bene comune, di solidarietà progettuale, di assistenza concreta agli ultimi e ai penultimi, vediamo i partiti sempre più arroccati dentro il Palazzo e arroventati in discussioni che riguardano il proprio ombelico e poco più”.

Le affermazioni del Presidente Miano ci paiono facilmente ascrivibili anche al nostro territorio, dove le forze politiche presenti nei diversi consessi civici non sembrano valorizzare la partecipazione e il libero confronti sui grandi temi, quasi pare abbiano timore di strumenti partecipativi e di confronto, anche di fronte a scelte essenziali come la struttura del welfare e le prospettive del futuro disegno delle città. La classe politica si nasconde spesso dietro alla scarsa partecipazione dei cittadini, salvo poi beatificare singole iniziative purché stiano lontane dalle scelte importanti e decisive.

Si dice spesso che gli eletti sono specchio degli elettori. Come afferma anche Miano, non ci pare che questo sia vero sino infondo. Anzi ci pare che i partiti e i movimenti cerchino di fare di tutto per tenere lontano le parti migliori della società civile dalle istituzioni.

L’assioma è sicuramente valido per il Parlamento nazionale, dove da anni si discute di ridare realmente la parola agli elettori con la possibilità reale di scegliere i propri rappresentanti. Cosa che puntualmente non si fa, perché per prima cosa i partiti valutano con attenzione gli effetti che questa o quella legge elettorale avrebbe sul loro potere, dimenticandosi di essere al servizio dei cittadini.

Non ci pare però che nemmeno a livello locale il tentativo di coinvolgere la società civile, di cui peraltro ci si riempie la bocca ad ogni scadenza elettorale, sia reale. Come in tutte le Diocesi italiane l’Azione Cattolica di Fidenza sta vivendo il proprio percorso assembleare. Nelle singole parrocchie della Diocesi, dove l’associazione è presente, si sono svolte assemblee, che partendo dal documento nazionale hanno sviluppato una discussione sullo stato della nostra chiesa e delle nostra città e si sono concluse con il rinnovo dei responsabili. I giovani hanno partecipato e si sono assunti le loro responsabilità dando spesso lezioni di partecipazione, di impegno e di consapevolezza. Se si da loro spazio e se si permette loro di crescere non sono certamente assenti ma consapevolmente impegnati. L’AC prevede che le responsabilità non superino i due mandati, sei anni in tutto, favorendo il ricambio e la condivisione di responsabilità. Perché questo non accade per gli eletti in Parlamento, nei consigli comunali e regionali.

L’esempio dell’AC ci spinge a credere che “le persone non vogliono essere “chiamate al voto”; ma coinvolte nei processi decisionali” a tutti i livelli. La partecipazione non si può esaurire in una fiacca assemblea di quartiere mal sopportata dagli stessi amministratori, in conferenze stampa di parata e in comunicati di polemica e contro polemica, in cui mai si percepisce uno straccio di proposta, che vada al di là della gestione dell’ordinario. E’ necessaria una profonda riforma della legge elettorale nazionale, dei partiti e delle istituzioni. Per farlo però è necessario che le persone, a partire dai giovani, vengano coinvolte con la consapevolezza che oggi, domani o dopodomani può toccare a loro dare un contributo diretto di responsabilità, e che nessuno glielo impedirà e che i cittadini abbiano una effettiva libertà di scelta con regole chiare e di facile interpretazione. Per fare questo è necessario che la politica cambi marcia e favorisca il processo partecipativo, che pure è presente nel Paese.

Massimiliano Franzoni
Presidente Diocesano dell’Azione Cattolica

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