Auguri dell’AC

Carissimi, “Noi sappiamo che la speranza è Cristo” afferma il nostro Vescovo Carlo nella sua lettera pastorale “Il seme. Il fiore. Il frutto” (parte seconda cap. 17).

L’incarnazione della Speranza, come narrata dagli evangelisti, è in questi giorni davanti ai nostri occhi e nei nostri cuori. Non possiamo non notare il parallelo con quanto ogni giorno viviamo.

L’evangelista Luca ci dice che “non c’era posto per loro nell'albergo” (Vangelo di Luca cap. 2,7). Luca non ci spiega se quell'albergo era realmente pieno oppure se Maria e Giuseppe non potevano permettersi il costo di una camera. Ci dice semplicemente che la Speranza si incarna nel luogo dei “no”, dove ogni via sembra preclusa e l’attesa di una tranquilla normalità diviene un sogno. Eppure quel “no” diviene segno e luogo di incontro per una umanità varia alla ricerca di una Speranza, che vada al di là delle sofferenze del quotidiano. “C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge” (Vangelo di Luca 2,8). La voce dell’Angelo, che annuncia l’incarnazione della Speranza, scuote i pastori e in un primo momento li spaventa “essi furono presi da grande spavento”, ma poi si scuotono e si muovono senza indugio “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Vangelo di Luca 2,15).

Quanta umanità oggi, come i pastori, ci appare senza speranza e veglia nell'angoscia di un lavoro sempre più precario, di un lavoro che si perde e che manda nella disperazione tante famiglie. L’angoscia di famiglie, che si spezzano lasciando senza speranza tanti uomini, tante donne e soprattutto tanti bambini, sembra il panorama ordinario del nostro quotidiano. L’angoscia di tanti giovani, che non vedono più i loro futuro, è accompagnata dal grido di tante Cassandre che predicano sventura senza indicare soluzioni.

Chi sono gli angeli che oggi devono annunciare la Speranza, che ancora nasce debole per sconfiggere la forze dell’apparentemente ineludibile sventura. Credo che quegli angeli dobbiamo essere noi laici e laiche di Azione Cattolica. “Noi sappiamo che la Speranza è Cristo”. Forse incontreremo un po’ di spavento e un po’ di indifferenza ma non si può fuggire alla Speranza se annunciata con il cuore.

Del resto Matteo ci parla anche di alcuni uomini saggi che venivano da Oriente. Anche loro erano alla ricerca della Speranza. La saggezza, quanto ce ne vorrebbe ai nostri giorni, ci spinge alla ricerca. I Magi chiedono conto al potere affinché indichi loro la strada per questa Speranza. Il potere esercitato con il solo fine di autoconservarsi ha paura di essere usurpato “All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme” (Vangelo di Matteo cap. 2,3), anche se la strada per la Speranza a lui non è ignota: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta..” (Vangelo di Matteo cap. 2,5). Questo potere, tutto teso a conservare le proprie posizioni, vede questa Speranza come un rischio. I saggi sanno però riconoscere la Speranza ed è essa stessa che li avverte. Il cambiamento non passa per l’esercizio del potere fine a se stesso ha bisogno di altre strade e di altre vie “…per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Vangelo di Matteo cap. 2,11).

Come laici e laiche di Azione Cattolica dobbiamo far crescere queste persone sagge e farle incontrare con la Speranza, perché tornando a casa nelle nostre città e nei nostri paesi sappiano seguire “un’altra strada” quella del cambiamento, che passa dalla priorità di intervento verso chi ancora oggi si vede negato un “posto nell’albergo”.

“Noi sappiamo che la Speranza è Cristo”.

Un augurio di un Santo Natale a tutti.

Massimiliano Franzoni
Presidente Diocesano Azione Cattolica Fidenza

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