Narrare l’uomo con gli occhi di Gesù

Si è tenuto nei giorni scorsi a Veano (PC) il tradizionale Convegno regionale dell’Azione Cattolica dell’Emilia-Romagna. Titolo della due giorni, a cui ha partecipato anche una delegazione dell’AC diocesana di Fidenza, è stato "Narrare l’uomo con gli occhi di Gesù", in vista del Convegno ecclesiale nazionale che si terrà a Firenze nel novembre del 2015.

La due giorni è stata introdotta da Don Giancarlo Leonardi, assistente regionale, che ha sottolineato la necessità di incrociare la strada dell’uomo perché è su questa strada che si incontra Dio. Parallelamente è impossibile incontrare veramente l’uomo senza incontrare Dio.

La relazione principale è stata tenuta da Pierpaolo Triani, consigliere nazionale dell’AC e membro della giunta preparatoria del Convegno di Firenze, che è partito con una provocazione "cosa può dare un "profeta di periferia" di duemila anni fa all’uomo di oggi?". La scommessa, che la Chiesa italiana fa, è quella di trovare in Gesù il nuovo umanesimo, proprio perché quel profeta ha ancora da dire molto all’uomo di oggi, anche se viviamo l’era del post-umanesimo e del primato della tecnologia. Porre al centro l’uomo significa ricercarne realmente la sua vocazione e avere cura di lui, in dialogo con tutti per arrivare ad un reciproco riconoscimento. Già a partire dall’Invito a Firenze formulato dalla CEI lo scorso anno e ora con la bozza del documento di lavoro si è partiti principalmente dalle opere e dall’ascolto di quante accade nelle nostre Diocesi. Il contributo pervenuto da diverse diocesi italiane ci presenta un umanesimo plurale basato sull’interiorità e sulla trascendenza. È necessario partire da questa situazione mettendo sempre al centro l’uomo. La bozza del documento di lavoro, che sarà a breve approvata dai Vescovi, ci propone cinque verbi: uscire, abitare, educare, annunciare e trasfigurare.

Uscire significa guardare al di là di quello che non va. Abitare significa stare con le persone. Educare significa comprendere che l’uomo non si fabbrica con l’addestramento ma si suscita con un appello. Annunciare significa trasmettere quella parola buona, di cui la gente ha bisogno e permettere a tutti di alzare lo sguardo verso Dio. Trasfigurare è dare la possibilità alle nostre comunità di far emergere le tante vite trasfigurate che ogni giorno le abitano. Quindi oggi narrare l’uomo significa intessere relazioni con l’obiettivo di fare sentire l’altro all'interno di una storia che ha un futuro. Questo futuro è il volto di Gesù cioè quello dell’uomo salvato.

La relazione finale è stata tenuta da Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica, che ha delineato il percorso per il nuovo triennio associativo a partire dalla priorità di questo anno pastorale, contraddistinto dallo slogan associativo "Coraggio io sono con voi". "Siamo chiamati – ha detto Truffelli – a fare spazio al Signore sulla barca di Pietro. Dobbiamo curare la spiritualità dei nostri assistenti e dei nostri associati e responsabili. Dobbiamo fare in modo che il nostro servizio non sia una parentesi rubata ai nostri impegni ma sia il centro della nostra vita". Il presidente ha poi ripreso l’esortazione a guardare con sguardo contemplativo alle nostre città e ai poveri che le abitano. I poveri sono lo persone attraverso le quali Dio si lascia guardare. L’Azione Cattolica deve riprendere l’esortazione a lei rivolta dal Beato Paolo VI "venite vicino e andate lontano". Essere Chiesa e Azione Cattolica in uscita non significa però, secondo Trufffelli, abbandonare le nostre parrocchie ma rimanere in esse e fare in modo che esse siano abitate da spirito di accoglienza, ascolto e accompagnamento. Due azioni semplici ci fanno essere Chiesa in uscita abbandonare il “si è sempre fatto così”, come ci chiede Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, e gettare la rete dalla parte opposto come Gesù Risorto ha chiesto ai discepoli.

La due giorni è stata chiusa dalla celebrazione eucaristica presieduta dal neo incaricato per il laicato della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna Mons. Andrea Turazzi vescovo di San Marino-Montefeltro. Il Vescovo ha proposto a tutti gli ingredienti che lo hanno aiutato nelle difficoltà dei primi mesi del suo episcopato: ragionevolezza, bellezza di quello che proponiamo, autorevolezza che viene dalla vita e dottrina sociale.

Un breve saluto è stato portato ai presenti anche dal Vescovo di Piacenza. Mons. Gianni Ambrosio.

Massimiliano Franzoni

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