La realtà è più importante dell’idea

Il percorso, che conduce l’Azione Cattolica Italiana verso la XVI Assemblea nazionale, parte da un documento assembleare aperto che invita le associazioni diocesane e parrocchiali a fare un’analisi del proprio stato e delle proprie prospettive, al fine di poter costruire insieme il futuro della nostra associazione nella chiesa italiana proprio a partire dai territori.

Per fare questo il documento ci indica un percorso che parte proprio dall'analisi del contesto in cui l’associazione opera.

Papa Francesco nell'Evangelii Gaudium ci invita a considerare che “la realtà è più importante dell’idea” e ci mette in guardia dalle “idee staccate dalla realtà perché generano idealismi inefficaci che non coinvolgono”. Papa Francesco ci ricorda che Gesù Cristo non è un’idea ma una persona che si è incarnata per richiamarci all'impegno per l’uomo.

È nel DNA dell’Azione Cattolica essere presente dove l’uomo vive, studia e lavora, dove soffre, gioisce e si interroga. L’AC è un’associazione di laici che sta nel mondo per manifestare la potenza di Cristo e del suo Vangelo nel fornire risposte alle inquietudini del nostro tempo. Non può però essere una risposta retorica e dottrinaria ma deve sempre partire dalla condivisione della vita e dalla testimonianza nel quotidiano. Oggi raccogliamo nella ministerialità laicale da sempre nostra caratteristica, sancita proprio dal Concilio, il nuovo testimone della Chiesa in uscita.

Il passaggio più difficile è quello di rendersi conto che siamo per natura in uscita e che la nostra testimonianza non passa dalle riunioni in parrocchia, dai consigli diocesani o da una pastorale autoreferenziale. La nostra testimonianza parte dalla quotidianità del nostro impegno nel mondo, in famiglia, sui luoghi di lavoro e di studio. Essere cristiani in uscita significa semplicemente esserlo 24 ore per 365 giorni all’anno. Qualcuno potrebbe contestare con un “facile a dirsi”. È vero il “mondo”, con un espressione molto giovvanea, sembra non sentire in alcun modo il bisogno della testimonianza dei cristiani. È proprio qui che sta la forza della nostra associazione che deve sempre più essere luogo di confronto, di iniziativa e di sostegno per la testimonianza nella realtà quotidiana. Forse il mondo non ha bisogno di una teorica testimonianza cristiana ma ha bisogno senz’altro di persone che si impegnino quotidianamente per il cambiamento seguendo fedelmente il rivoluzionario insegnamento del Vangelo.

Le donne, gli uomini, i giovani e i ragazzi della nostra Diocesi non sono in questo molto diversi da quelli di molte altre Diocesi italiane. Hanno bisogno di vicinanza e condivisione nei momenti difficili. Hanno bisogno di chi condivida con loro gioie, difficoltà, questioni “grandi” che appaiono senza uscita come la mancanza di lavoro, problemi etici rilevanti e i tanti malesseri del vivere quotidiano che il venir meno delle reti sociali e della famiglia, primo luogo di condivisione, acuiscono in modo esponenziale. Non hanno però bisogno di cristiani che snocciolino dei dogmi, come fossero i grani di un rosario ripetuto “a macchinetta”, ma hanno bisogno di cristiani che in primo luogo sappiano condividere e farsi fratelli senza scadere nell’indifferentismo e nel qualunquismo assai diffusi sulle strade del nostro tempo. Forse un limite tutto suo la nostra Diocesi lo ha ed è quello di un nanismo che tende a rinchiudersi ulteriormente nel piccolo del proprio campanile. I numeri, che si riducono sempre più nelle nostre comunità parrocchiali e nelle nostre Messe, ci spaventano e ci inducono spesso al ricordo dei bei tempi andati avendo come immediata reazione quello della chiusura, della divisioni in gruppetti e gruppuscoli e dell’insensato abbarbicarsi al campanile. Il Vescovo Carlo, nell’omelia del Te Deum in Cattedrale, ci diceva che la Diocesi di Fidenza rimane se saremo in grado di testimoniare il Vangelo e la nostra fede sulle strade e ad ogni angolo del nostro territorio altrimenti la Diocesi sarebbe un involucro che contiene il vuoto e risulterebbe alquanto inutile.

Per far base del nostro annuncio e della nostra testimonianza abbiamo a disposizione uno strumento importantissimo, caratteristica specifica della nostra chiesa italiana, che è la parrocchia. L’Azione Cattolica ha scelto la parrocchia non per chiudersi nelle questioni pastorali, ma per essere associazione di persone concrete che vivono l’esperienza del vicinato, delle relazioni vitali, della presenza riflessiva e attiva nel territorio. Parrocchie, dove bisogna chiedere permesso per entrare, dove il parroco è re e padrone, dove i laici sono un gruppuscolo di iniziati saccenti non ci interessano e non ci servono per annunciare il Vangelo di Gesù Cristo. Ci servono invece parrocchie che siano “Casa di Dio e casa dell’uomo” come ci ricorda la lettera pastorale del nostro Vescovo. Se dobbiamo scegliere a chi fare spazio in questa casa scegliamo il rifiutato, l’escluso, l’indeciso, il sofferente senza mai chiedere la carta d’identità, il pedigree o il permesso di soggiorno.

Massimiliano Franzoni
Presidente diocesano AC

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