Il Concilio non è una barzelletta

Il sorriso e la gioia piena del Concilio hanno illuminato anche la nostra Diocesi grazie alla testimonianza di Mons. Luigi Bettazzi.

È accaduto in una sala del Centro Interparrocchiale di San Michele affollata, in occasione dell’apertura della Scuola di Formazione Teologica, che per volontà del Vescovo Carlo Mazza si occuperà in quest’anno proprio del Concilio Ecumenico Vaticano II a 50 anni dalla sua apertura.

Mons. Luigi Bettazzi è uno dei pochi Vescovi ancora in vita che hanno partecipato da protagonisti al Concilio. Mons. Bettazzi è stato infatti ordinato Vescovo ausiliare di Bologna nel 1963 per poi divenire Vescovo di Ivrea dal 1966 al 1999. Appassionato ai temi della giustizia e della pace Mons. Bettazzi è stato per diversi anni Presidente nazionale e internazionale di Pax Christi.

È stato sempre un vescovo “fuori dagli schemi” con iniziative clamorose, che hanno fatto parlare di lui sempre però nel pieno dello spirito conciliare. Nel 1978 insieme ai vescovi Mons. Clemente Riva e Mons. Alberto Ablondi chiese l’autorizzazione alla Curia romana di offrirsi in ostaggio al posto del Presidente della DC Aldo Moro, prigioniero delle Brigate Rosse.

Nel 1992 insieme al vescovo di Molfetta Mons. Tonino Bello partecipa alla marcia pacifista detta dei cinquecento, attraversando le strade di Sarajevo nel mezzo della guerra in ex Jugoslavia.

Rimane agli annali anche la sua lettera indirizzata al segretario comunista Enrico Berlinguer nel quale denuncia la corruzione in ambito politico, da essa lo stesso Berlinguer lancerà la cosiddetta “questione morale”.

Mons. Bettazzi, che entrò in Concilio dalla seconda sessione dopo la sua nomina a Vescovo, ha evidenziato come la scelta di Giovanni XXIII spiazzò tutti, in particolare la Curia romana anche se già Pio XII aveva fatto trapelare questa volontà, frenata pare proprio dalla Curia.

“Del resto – ha detto Mons. Bettazzi – in nessuna democrazia il Governo ama il Parlamento”. “Giovanni XXIII - ha proseguito il Vescovo emerito di Ivrea – ha dichiarato subito che il Vaticano II non sarebbe stato un concilio dogmatico ma pastorale. C’era bisogno di annunciare la verità con un linguaggio adeguato ai tempi nuovi, facendo in modo che la società fosse disponibile ad accoglierlo”.

Mons. Bettazzi si è poi soffermato sulla prima Costituzione Conciliare, la “Gaudium et Spes”. Per avere gioia e speranza il cristiano deve amare la vita e questo amore deve essere indirizzato verso tutti i fratelli. “Oggi – ha continuato il Vescovo – che si parla tanto di “valori non negoziabili” si dimentica il primo valore che è la solidarietà”.

Secondo aspetto affrontato da Mons. Bettazzi è quello della riforma liturgica, se vogliamo capire cosa Dio vuole da noi dobbiamo studiare la sua Parola, che necessariamente deve essere scritta in una lingua comprensibile a tutti. Tra le altre innovazioni citate da Mons. Bettazzi c’è quella di una salvezza trasmessa per mezzo dello Spirito Santo agli “imitatori di Gesù”, anche se professano altri credi religiosi.

Rispondendo ad una domanda ha poi indicato due motivazioni alla base della scelta di Giovanni XXIII di convocare il Concilio. La secolarizzazione, che stava minando alle radici il credo cristiano, basava la sua forza su scienza e tecnica che erano adorate in se stesse e non al servizio dell’uomo. La seconda motivazione è la necessità di partire da ciò che unisce, più che da ciò che ci divide. Sull’oggi il Vescovo emerito di Ivrea ha detto che abbiamo avuto poco coraggio di fronte al Concilio.

L’intervento di Mons. Bettazzi è stato inframmezzato da aneddoti e vere e proprie barzellette che hanno accesso l’attenzione e a tratti l’ilarità della platea.

Al termine, il nostro Vescovo Mons. Mazza ha sottolineato come Mons. Bettazzi sia un grande testimone del Concilio e tuttora del nostro tempo.

Insomma il Vescovo emerito di Ivrea in questa serata ci ha insegnato che il Concilio non è una barzelletta.

Massimiliano Franzoni