Famiglia piccola città. L’Azione Cattolica in Emilia Romagna

È stato un week end intenso quello della Presidenza Nazionale dell’Azione Cattolica in Emilia Romagna.

Sabato 17 novembre si è svolto, presso l'Auditorium del Carmine di Parma, il convegno "Famiglia piccola città", tappa emiliano romagnola del cammino che l'AC sta facendo in tutte le regioni italiane in vista della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si terrà il prossimo anno a Torino e avrà al centro proprio il tema della Famiglia.

A Parma si sono susseguiti gli interventi di Mons. Enrico Solmi Vescovo di Parma e Presidente della commissione episcopale nazionale "Famiglia e Vita", di Domenico Simeone docente di pedagogia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e di Chiara Giaccardi docente di sociologia presso il medesimo ateneo.

Le conclusioni sono toccate al presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana Franco Miano. "La famiglia – ha detto Miano – è speranza e risorsa per il futuro delle nostre città". Il presidente si è anche soffermato sulla proposta associativa di AC, che già di per se è secondo la formula famigliare in quanto si rivolge a tutte le fasce d'età. Il sostegno delle istituzioni alla famiglia va di pari passo al valorizzare il suo essere risorsa per il territorio e anche l'Azione Cattolica deve crescere nel rivendicare questo sostegno.

Domenica 18 gennaio la Presidenza Nazionale ha poi incontrato il Consiglio Regionale, composto dai rappresentanti di tutte le presidenze diocesane della Regione, presso Villa Santa Maria a Fornovo Taro. I lavori si sono aperti con la celebrazione della S. Messa presieduta dal Vescovo di Parma Mons. Enrico Solmi, che ha manifestato il suo "essere di Azione Cattolica".

Successivamente il delegato regionale Matteo Truffelli ha presentato la situazione dell’Azione Cattolica in Emilia Romagna, leggendo un documento elaborato dal Comitato Presidenti delle Diocesi emiliano romagnole.

È seguito un approfondito dibattito e la replica del Presidente Nazionale Franco Miano. "Bisogna uscire – ha detto Miano – dal pericolo di ridurre l'adesione ad Azione Cattolica ad un fatto privatistico, che non ha significato per le comunità parrocchiali, come dal rischio di definire tutti i movimenti e le associazioni uguali. L'Azione Cattolica rivendica la sua diversità e il suo radicarsi nel cammino della Diocesi e delle comunità parrocchiali". "Scegliere l'AC significa decidere di fare un percorso insieme nella parrocchia e nella Diocesi unendo età ed esperienze diverse, qui si trova la radice della popolarità dell’Azione Cattolica". "Il socio di AC – ha proseguito il Presidente – si deve sentire radicato nella parrocchia intesa anche come territorio. L'associazione deve mantenere vivo il suo essere in primo luogo un'associazione diocesana di parrocchie. Per questo il socio e il responsabile di AC devono essere persone di relazione, che conoscono i loro sacerdoti diocesani e i fedeli laici di tutte le parrocchie".

Dopo il pranzo sono stati effettuati lavori di gruppo dei diversi settori con i responsabili nazionali e tra i presidenti diocesani e il presidente nazionale.

Il presidente Miano ha chiarito anche la posizione dell'Azione Cattolica verso il neonato "Movimento verso la Terza Repubblica", che si è recentemente presentato e trova le sue radici nei due Convegni di Todi. "Siamo ben lieti che ci siano cattolici impegnati in politica nei diversi schieramenti. L'AC, per la sua natura ecclesiale, non è però coinvolta in nessun processo di schieramento partitico, fedele alla sua scelta religiosa. Dobbiamo incoraggiare anche i nostri soci che si impegnano in politica e stare loro vicini durante il periodo del loro mandato, che però compiono non a nome dell'AC ma in ragione di una loro responsabile scelta. La perplessità rimane poi nei confronti dei presidenti in carica di altre associazioni ecclesiali, che hanno fatto scelte di campo precise, che rischiano di confondere".

Massimiliano Franzoni