Sciopero dello shopping per salvare la domenica

La notizia è di quelle singolari ma che da testimonianza di come l'impegno concreto e la partecipazione siano l'arma migliore per promuovere valori e per svegliare le coscienze.

La Repubblica del 10 novembre, sotto il titolo in prima pagina "Sciopero dello shopping per salvare la domenica",  da conto della campagna lanciata dalla Diocesi di Padova per salvaguardare il riposo domenicale.

La campagna, che durerà sette mesi ed ha il pieno appoggio del vescovo della Diocesi euganea Mons. Antonio Mattiazzo, si articolerà su diverse iniziative lasciate anche alla spontaneità e alla fantasia delle diverse parrocchie e associazioni. In primo luogo davanti alle chiese vengono invitati i fedeli a firmare un appello. "Mi impegno a non andare a fare la spesa la domenica, per non sostenere con i miei consumi l'apertura dei centri commerciali nei giorni festivi".

Non si tratta unicamente però di salvaguardare il giorno del Signore ma di impostare un lavoro sulle "tre R: Relazioni, Riposo, Risorto".

Molte sono stati gli interventi anche autorevoli della Chiesa a salvaguardia della domenica, che però corrono il rischio di risuonare come dichiarazioni di principio, che non passano nel tessuto popolare. In questo caso passare dalla parola ai fatti è l'unico modo per rendere efficace una rivendicazione "politica" importante.

Le iniziative promosse dalle parrocchie sono le più diverse: liste bianche da affiggere fuori dalle chiese indicando i negozi che rispettano la domenica, adesivi da affiggere fuori dai negozi, cartelli da affiggere fuori dalle chiese con la scritta "Questa chiesa è aperta anche la domenica" e rinuncia, da parte dei settimanali diocesani, alle pubblicità di quelle attività commerciali che non rispettano il riposo domenicale.

Non si tratta però solo di salvaguarda la domenica dei cristiani ma anche le relazioni e lo stare insieme oltre al riposo necessario all'uomo. Così il promotore delle iniziative Padre Adriano Sella, responsabile della Commissione diocesana nuovi stili di vita, invita anche le realtà ecclesiali a non riempire la domenica di riti e cerimonie.

Bisogna cercare di riabituare le persone alle relazioni e allo stare in famiglia dialogando, impendendo in qualche modo che ci si rifugi nei supermercati per riempire il vuoto domenicale.

Alla fine si possono ritrovare alleati inattesi, com'è successo a Padova dove il presidente dell’Ascom Fernando Zilio ha sposato la campagna dopo aver guerreggiato con il Vescovo Mattiazzo su posizione avverse. Ora dice che le aperture domenicali hanno messo in ginocchio il tessuto delle piccole attività commerciali schiacciato dalle grandi catene e alla fine il tessuto produttivo ne è uscito impoverito.

Si tratta di un esempio che invita a riflettere anche il nostro territorio diocesano. L'Outlet e il Fidenza Shopping divengono il centro cittadino fidentino alla domenica e in tutte le feste comandate. La bassa piacentina fa trascorrere le sue domeniche tra Bennet e centri della vicina Cremona. Muoiono gli spazi d'incontro e le iniziative aggregative, con amministrazioni pubbliche quasi passive in una sorta di pudica rinuncia alla concorrenza. Che sia venuto anche per noi il tempo di passare dalle parole ai fatti.

Massimiliano Franzoni

Un primo gesto concreto potrebbe essere l’adesione alla campagna "Libera la domenica", promossa da Confersercenti con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, che promuove una raccolta di firme a favore della proposta di legge di iniziativa popolare che restituisca alle Regioni la facoltà di decidere le aperture domenicali. Potete trovare le informazioni sul sitohttp://www.liberaladomenica.it/

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