30 anni di Casa di Lodesana

È stata celebrato sabato scorso al Ridotto del Teatro Magnani il trentennale della Casa di Lodesana struttura per il recupero dalla dipendenze. La casa è stata fondata trent’anni fa da Don Enrico Tincati e da un gruppo di volontari della parrocchia di Santa Maria in Fidenza riuniti nell’Associazione Amici.

A questo importante momento di celebrazione erano presenti il Vescovo S.E. Mons. Carlo Mazza, il sindaco di Fidenza Mario Cantini, l’assessore ai servizi sociali Marilena Pinazzini, l’assessore ai servizi sociali della Provincia di Parma Marcella Saccani e diverse altre autorità.

Ad introdurre la mattinata è stato il direttore della struttura Marco Begarani. Particolarmente emozionante, per tutti quelli che hanno condiviso un parte della storia di una realtà tra le più significative del nostro territorio, è stato il video che ha ricostruito la trentennale esperienza di Casa di Lodesana.

Non voglio fare torto al resoconto di questa mattinata portando anch’io la mia esperienza personale, che vuole essere un aiuto per capire quanto questa struttura sia parte della storia e del quotidiano della nostra città e di molti di noi, come dimostrano i tanti che hanno gremito il Ridotto del Magnani.

Mi sono avvicinato all’esperienza di Lodesana oltre 25 anni fa grazie ad un incontro particolare quello con Don Enrico Tincati. Don Enrico era una persona straordinaria con un carisma, che ad un tempo incuteva rispetto quasi timore e contemporaneamente una dolcezza autentica, difficile da cogliere in persone di un livello culturale eccezionale come il suo. L’ho incontrato per la prima volta mentre stavo organizzando come rappresentante d’istituto della mia scuola un’assemblea sul tema della droga. Era in atto un feroce dibattito tra proibizionismo e antiproibizionismo. Il governo Craxi aveva appena approvato una legge, recante il nome degli allora ministri dell’interno e della giustizia Jervolino e Vassalli, che prevedeva il carcere per i tossicodipendenti. Incontrai Don Enrico diverse volte per organizzare quell’assemblea e furono incontri mai banali. Lui mi fece immediatamente capire che la battaglia politica sul pro o contro una legge centrava poco con il tema delle dipendenze. Mi spiego chiaramente che al centro c’è l’uomo la sua speranza di libertà, che veniva uccisa dalle sostanze e da una società che tendeva ad emarginare e a giudicare. Mi ricordo come si infurio quando gli comunicai, che il consiglio d’istituto aveva bocciato la testimonianza di un ospite della casa, che era già stato preparato e aspettava con ansia la possibilità di raccontare il suo tentativo di liberazione. Ovviamente Don Enrico erano uno che non ti mollava e il rapporto continuò, fino a quando qualche anno più tardi gli comunicai che avevo deciso di provare a fare il volontario a Lodesana. Gli incontri di preparazione, che tenni con lui, mi diedero l’impressione che mi aspettasse.

Quello di Don Enrico non è stato però l’unico volto di Casa di Lodesana che ha incontrato nella mia esperienza. Qualche anno prima di iniziare il mio volontariato presso la Casa conobbi Vincenzo Massenza. Ricordo ancora quando lo andai a trovare in una fredda sera invernale nella sua piccola casetta proprio di fronte alla Casa, dove ora sorge la Scuola Materna. Da poco tempo aveva perso Cristina sua moglie, con cui aveva iniziato l’accoglienza in Casa di Lodesana. Cristina era morta in un incidente stradale lasciando oltre ad un vuoto enorme uno sbandamento generale, anche per le bieche voci di chi da sempre aveva visto in modo negativo l’accoglienza “dei drogati”. Vincenzo era in un momento difficilissimo. Si sentiva in un certo modo ostracizzato. Aveva di slancio messo in gioco la sua giovane vita per mettersi al servizio degli altri insieme a sua moglie. Ora Cristina era morta e l’esperienza di Casa di Lodesana sembrava in bilico. È stato per me giovanissimo appena diciottenne uno di quegli incontri, che ti segnano in modo indelebile. Ho poi sostenuto Vincenzo nel suo impegno politico di consigliere comunale con delega alle politiche giovanili. Anche in quel ruolo ha sempre mantenuto la sua sincerità e la sua purezza di impegno, che si è scontrata con le logiche della politica, che spesso sono ben altre. Lo ho poi rivisto come volontario tornare a Casa di Lodesana i pochi sorrisi mi sembravano però sempre venati dalla tristezza.

Tanti poi sono i volti dei volontari e degli operatori incontrati negli anni con molti è rimasto un bel rapporto e li ho poi incontrati in diversi settori di impegno sociale e civile.

A rappresentare tutti metterei l’attuale direttore Marco Begarani. Gli scambi intensi, che avevamo a fine o all’inizio del mio turno, sulla Chiesa di Fidenza e su tutte le realtà sociali della nostra città, sono stati di grande utilità per la mia formazione e per comprendere molte cose.

Ci sono stati poi i rapporti con i ragazzi ospiti di Lodesana, anche se parlare di ragazzi è un po’ strano la maggior parte infatti erano a quei tempi molto più grandi di me. I rapporti coltivati e cresciuti sono tantissimi. In una serata spesso conoscevi una vita e un tentativo di camminare verso la libertà. Con molti di essi ho vissuto anche momenti fuori dalla Casa: una gita, una pizza e persino un cammino lungo e intenso di frequentazione. Sono nate amicizie profonde e purtroppo mi è capitato anche di vivere la grande tristezza di fronte a qualcuno che non ce l’hanno fatta, come Mosè hanno visto la Terra Promessa ma non sono riusciti ad entrarvi, prendendo in prestito un’immagine che certo sarebbe piaciuta a Don Enrico.

Ho abbandonato il ruolo di volontario una decina di anni fa proprio mentre Don Enrico ci lasciava, lanciandomi in altre esperienze di impegno, dove però Casa di Lodesana rimane un punto di riferimento e un compagno di viaggio nel grande sforzo educativo.

Forse non ho fatto il cronista ma l’emozione sabato mattina è stata tanta nei volti che ho incontrato tutti insieme e che sono parte della mia esperienza di uomo, che ha tentato in questi anni, anche e soprattutto nell’Azione Cattolica, di dedicarsi all’impegno educativo.

Massimiliano Franzoni

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