Lumen Fidei

Una lettera Enciclica, scritta a quattro mani da due Pontefici, è un dono unico e inestimabile per tutta la Chiesa Cattolica. La Lumen Fidei traspira in modo potente delle linee guida, che hanno ispirato teologicamente il pontificato di Benedetto XVI e allo stesso tempo indica le premesse fortemente innovative, che Papa Francesco ha introdotto in questi primi mesi del suo ministero.

La Fede è parte della storia, si specifica nella ragione e dialoga con la scienza. È questo il messaggio centrale della teologia di Papa Ratzinger, che ha introdotto temi essenziali in una società che, come lui stesso afferma, tende alla scristianizzazione. Su questa linea si innesta il tema della Speranza centrale nei primi discorsi di Papa Francesco e dono essenziale che i cristiani non devono “farsi rubare”. Questi non sono però temi astratti destinati solo al dialogo tra teologi ma parte integrante della vita della città e quindi del quotidiano di ogni uomo, come ben specifica il capitolo quarto dell’Enciclica “Dio prepara per loro una città” (Eb 11, 16).

Se la Fede è parte della storia di ogni uomo e dell’umanità, non può che essere “la risposta a una Parola che interpella personalmente, a un Tu che ci chiama per nome” (Lumen Fidei n° 8).

Pietro risponde così al Signore, che chiede ai discepoli se vogliono abbandonarlo anche loro, “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna…” (Giovanni 6, 68). Sono le parole di vita eterna che ogni uomo sta cercando. Pietro, come ogni fedele cristiano, le trova in una Persona in un Tu che si fa credibile.

Sono però parole dure e spesso incomprensibili. Richiedono la Fede del sapersi mettere in cammino e della rinuncia a possedere la verità tutta insieme subito. Quant’è difficile per noi società dell’attimo fuggente e del multitasking, riuscire a comprendere questa necessità di mettersi in cammino, come fece il popolo d’Israele nel deserto. Eppure è un cammino necessario se non vogliamo condividere la delusioni e lo sconforto di chi pure essendo ogni minuto della sua vita “on line”, alla fine rischia come direbbe Fromm di aver vissuto senza essere mai nato. Invece la Fede ci da delle garanzie nelle nostra ricerca. “La fede nel Figlio di Dio fatto uomo in Gesù di Nazareth non ci separa dalla realtà, ma ci permette di cogliere il suo significato più profondo, di scoprire quanto Dio ama questo mondo e lo orienta incessantemente verso di Sé; e questo porta il cristiano a impegnarsi, a vivere in modo ancora più intenso il cammino sulla terra” (cit. n° 19).

Per questo si può dire, andando contro a una certa filosofia imperante, che la Fede non è la negazione della Verità ma è il cammino verso la Verità. Questa ricerca della Verità è quindi il gesto di Amore di Dio, che ci accompagna verso la conoscenza piena di noi stessi e di ciò che ci circonda. Questo processo deve essere fatto nel rispetto e nella convivenza senza volere produrre una Verità propria, che soverchia gli altri. “La vera forza del cristiano è la forza della verità e dell’amore, che comporta rinunciare ad ogni violenza. Fede e violenza sono incompatibili! Fede e violenza sono incompatibili! Invece fede e fortezza vanno insieme. Il cristiano non è violento, ma è forte. E con che fortezza? Quella della mitezza, la forza della mitezza, la forza dell’amore.” (Papa Francesco – Angelus 18 agosto 2013).

Per questo se la Fede è un cammino continuo verso la Verità, essa non può essere mai in antitesi con la scienza. “Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questo invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande” (cit. n° 34).

Questa ricerca non è però esclusiva ma apre all’umanità intera anche a quella che ancora non ha scoperto la bellezza della ricerca della verità accompagnata per mano dalla Verità stessa. Abramo aveva intuito quella voce pur non avendola ancora sentita, così come chi oggi “si mette in cammino per praticare il bene” e in questo modo “si avvicina già a Dio” ed “è già sorretto dal suo aiuto, perché è proprio della dinamica della luce divina illuminare i nostri occhi quando camminiamo verso la pienezza dell’amore.” (cit. n° 35)

Questo ci introduce alla città che Dio sta preparando per noi a partire dalle nostre città, come chiaramente ci viene illustrato dal quarto capitolo della Lumen Fidei.

Per costruire una città dell’uomo, che sia in cammino verso la città di Dio, ci sono alcuni elementi essenziali da ricercare e una certezza che ci accompagna. Gli elementi da ricercare sono nuovi modelli di sviluppo, forme giuste di governo e la capacità di affrontare i conflitti come elementi di crescita e sviluppo e non di divisione. La certezza, che ci accompagna, è che senza la Fede le nostre città saranno private della reciproca fiducia e il nostro stare insieme verrebbe animato unicamente dalla paura.

È proprio in questo scenario che Papa Francesco ci invita a non “farci rubare la Speranza”, facendo in modo che la frammentazione delle proposte blocchi il nostro cammino verso la Verità. Gli strumenti della comunicazione devono rimanere tali e non assurgere a scopo della vita.

Il popolo della Speranza ha una sua icona stupenda nei giovani delle GMG, quelli che abbiamo ancora negli occhi sulla spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro, come quelli delle Giornate Mondiali che molti di noi hanno vissuto a Roma, Colonia, Sidney e Madrid, come il popolo dell’Azione Cattolica che nel 2004 alla piana di Montorso a Loreto saluto per l’ultima volontà il beato Giovanni Paolo II. In quei momenti, che tutti portiamo nel cuore, “abbiamo visto come…i giovani mostrino la gioia della fede, l’impegno a vivere una fede sempre più salda e generosa. I giovani hanno il desiderio di una vita grande. L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude.” (cit. n° 53).

La sintesi di questo cammino verso la Verità ci dice che “Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce” (cit. n° 57).

È una speranza grande quella che ci rende consapevoli: “che chi crede non è mai solo” (cit. n° 59).

Massimiliano Franzoni
Presidente Diocesano Azione Cattolica Fidenza

 

- Lumen Fidei (testo integrale) - Download (498 KB)

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