Mons. Gualtiero Sigismondi assistente nazionale centrale di Azione Cattolica

Papa Francesco ha nominato oggi monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, quale assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana. Succede a monsignor Mansueto Bianchi, già vescovo di Pistoia, scomparso nell'agosto scorso dopo una lunga malattia. Il presule non lascerà la diocesi umbra ma manterrà entrambi gli incarichi. Nel suo messaggio all'Azione Cattolica, ringrazia infatti Papa Francesco «che mi affida questa responsabilità, senza sciogliere il vincolo sponsale che mi lega alla diocesi di Foligno». «Avverto - scrive il vescovo - un senso di profonda trepidazione, mitigata da una serena fiducia, poiché l’abbandono alla fedeltà di Dio è la fonte inesauribile della pace. In ogni strada c’è una corsia che conduce a Dio: questa consapevolezza mi spinge a chiedere sia alla Diocesi di Foligno sia all'Associazione di AC la disponibilità a “comprendere” che, se il cuore non potrò dividerlo, il tempo lo dovrò condividere».

Rimanere in Gesù, andare ai confini e vivere la gioia dell’appartenenza cristiana

Si è svolta presso il Seminario Vescovile l’Assemblea diocesana elettiva dell’Azione Cattolica Italiana in vista dell’Assemblea Nazionale che si terrà a Roma dal 28 aprile-1 maggio. All'inizio dell’assemblea ha portato i saluti del Consiglio nazionale e del Presidente Nazionale il consigliere nazionale Leonardo De Gennaro della Diocesi di Molfetta, mentre la delegazione regionale dell’Emilia Romagna è stata rappresentata da Ilaria Balboni delegata del settore giovani della Diocesi di Bologna.

Nella sua relazione il presidente diocesano Massimiliano Franzoni ha sottolineato come questa triennio sia servito a consolidare la presenza dell’associazione nella nostra diocesi, che si è stabilizzata su un numero di adesioni ben superiori ai 200 e con una larga cerchia di ragazzi, giovani e adulti che partecipano alle attività di Azione Cattolica.

Assemblea diocesana #AC150 Futuro Presente

Si terrà domenica 5 febbraio, alle ore 15.00 presso il Seminario Vescovile, l’Assemblea Diocesana elettiva dell’Azione Cattolica. È il momento più importante a livello diocesano in vista della XVI Assemblea Nazionale dell’associazione, che si terrà a Roma dal 28 aprile al 1° maggio, e culminerà con l’incontro di tutta l’Associazione in Piazza San Pietro con Papa Francesco, per celebrare il 150° anniversario della fondazione dell’Azione Cattolica.

L’assemblea diocesana di domenica 5 febbraio nominerà il nuovo Consiglio diocesana che resterà in carica nel triennio 2017-2020. L’assemblea si colloca al termine di tutte le assemblee parrocchiali svolte nei mesi di ottobre e novembre che hanno portato a comporre la lista dei candidati che verranno sottoposti al voto degli iscritti.

Il tutto è superiore alla parte

Per essere Azione Cattolica oggi è necessario saper leggere il contesto in cui operiamo sia dal punto di vista ecclesiale che da quello civile. La lettura del contesto può essere più efficace se l’associazione si muove con due caratteristiche, che ci vengono suggerite da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: poliedricità e popolarità.

Il poliedro ha molte facce l’una diversa dall'altra che stanno insieme. L’Azione Cattolica ha sempre avuto come sua caratteristica una serie di differenze al suo interno per età, sesso, vocazione, presenza di laici e sacerdoti, condizioni sociali, economiche e culturali.

Il tempo è superiore allo spazio

Nell'Evangelii Gaudium Papa Francesco ci ricorda come “Il tempo è superiore allo spazio”. Questo significa che la nostra proposta educativa non deve fermarsi all'aggregare quante più persone possibile ma deve avere come unico obiettivo quello di favorire la crescita umana e spirituale di chi è coinvolto.

Durante questo triennio associativo abbiamo fatto proposte importanti come la Scuola di formazione all'impegno sociale e politico e la formazione del settore adulti sulla lettera pastorale del Vescovo. Non sempre queste iniziative hanno riscosso una presenza massiccia ma esse rispondevano ad obiettivi importanti, di cui si erano fatti carico i settori e il consiglio diocesano.

La realtà è più importante dell’idea

Il percorso, che conduce l’Azione Cattolica Italiana verso la XVI Assemblea nazionale, parte da un documento assembleare aperto che invita le associazioni diocesane e parrocchiali a fare un’analisi del proprio stato e delle proprie prospettive, al fine di poter costruire insieme il futuro della nostra associazione nella chiesa italiana proprio a partire dai territori.

Per fare questo il documento ci indica un percorso che parte proprio dall'analisi del contesto in cui l’associazione opera.

Papa Francesco nell'Evangelii Gaudium ci invita a considerare che “la realtà è più importante dell’idea” e ci mette in guardia dalle “idee staccate dalla realtà perché generano idealismi inefficaci che non coinvolgono”. Papa Francesco ci ricorda che Gesù Cristo non è un’idea ma una persona che si è incarnata per richiamarci all'impegno per l’uomo.

Referendum costituzionale 5 / Le autonomie locali

Il titolo V della Costituzione, quello che si occupa delle autonomie locali, è stato già riformato con la legge costituzionale n. 3 del 2001 approvata a grande maggioranza con il referendum costituzionale del 7 ottobre 2001. La riforma doveva avere la caratteristica di ordinamento a spiccata natura federalista seguendo peraltro le indicazione degli stessi costituenti che hanno scritto all'articolo 5 “La repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. In realtà la mancata chiarezza nella demarcazione tra i poteri delle Regioni e quelli del stato ha provocato una forte conflittualità con il coinvolgimento spesso e volentieri della Corte Costituzionale.

La riforma Renzi-Boschi tende proprio a far chiarezza sulle competenze attribuite alle Regioni e quelle che rimangono invece nelle mani del Parlamento e dell’Esecutivo.

Un incontro contro i mostri della storia

“La società italiana ha fatto una scelta sugli anni di piombo. Le vittime devono tacere e piangere. Gli ex terroristi devono tacere e rimanere ai margini della società.”

Così ha ben sintetizzato la rimozione degli anni di piombo dalla storia italiana Giovanni Ricci, figlio di Domenico, appuntato dei Carabinieri trucidato, insieme agli altri quattro componenti della scorta di Aldo Moro, il 16 marzo 1978 in Via Fani a Roma.

L’Azione Cattolica diocesana ha provato a fare una purificazione della memoria attraverso la presentazione del volume, edito dal Saggiatore, “Il libro dell’incontro”, che narra del percorso intrapreso insieme dalle vittime e dagli appartenenti alla lotta armata.

Referendum costituzionale 4 / I rapporti istituzionali

La riforma costituzionale rafforza il principio di terzietà del Presidente della Repubblica aumentando il quorum per la sua elezione, contribuendo così a fare in modo che il Presidente sia eletto da un maggioranza qualificata e non dalla semplice maggioranza assoluta dei parlamentari. Dando così nei rapporti istituzionali al ruolo del garante una maggiore forza di rappresentanza. Attualmente è possibile al quarto scrutinio che il Presidente venga eletto dalla maggioranza dei parlamentari, come avvenuto nel caso di Sergio Mattarella. Il nuovo articolo 83 prevede invece che al quarto scrutinio ci sia una maggioranza dei 3/5 dei componenti l’assemblea mentre dal settimo scrutinio saranno necessari i 3/5 dei votanti.

Referendum costituzionale 3 / Il procedimento legislativo

La riforma costituzionale, che sarà sottoposta al giudizio degli italiani il prossimo 4 dicembre, cambia profondamente il procedimento legislativo previsto dalla Costituzione vigente. La Camera dei deputanti detiene nella stragrande maggioranza dei provvedimenti il potere legislativo. Il Senato ha un residuo di potere legislativo unicamente rispetto alle leggi di riforma della costituzione, a quelle che riguardano direttamente gli enti locali, i trattati concernenti l’Unione Europea e le cause di ineleggibilità dei senatori. Per gli altri provvedimenti 1/3 dei componenti del Senato entro 10 giorni dall'approvazione alla Camera può chiedere di esaminare la legge approvata. Il Senato può approvare entro 30 giorni delle proposte di modifica da sottoporre alla Camera, che delibererà sulle proposte di modifica in via definitiva. Sulle materie dove non sia chiara la competenza del Senato a deliberare, il giudizio d competenza sarà affidato alla comune decisione dei Presidenti di Camera e Senato. Si tratta di un punto debole della Riforma perché non è contemplato cosa accade nel caso in cui i due presidenti non siano d’accordo sul giudizio di competenza e qui si rischia lo stallo. Ragionevolmente si potrebbe pensare ad un intervento della Corte Costituzionale anche se non averlo esplicitato espone a qualche rischio. Allo stesso tempo, non avendo posto alcun rafforzativo al giudizio dei Presidenti sulla competenza, si rischia di essere sommersi dai ricorsi sempre all’Alta Corte aumentando esponenzialmente l’incertezza.

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