Decidersi per Dio

Quando si inizia un viaggio, due sono le aspettative principali che animano il cuore del viaggiatore: conoscere cose nuove e fare sì che ogni scoperta trasformi la nostra esistenza, rimanendo indelebile nel fondo della nostra anima.

Iniziare un viaggio a ritroso nella storia, alla ricerca dei passi impressi su questa terra da una persona incamminata verso la santità, non è meno impegnativo di affrontare spostamenti, fusi orari e ore di cammino e apre la nostra strada alle stesse speranze. Seguendo il percorso terreno di Pierina Belli, abbiamo la possibilità di conoscere le radici del nostro passato, per comprendere ancora meglio come siamo oggi e per costruire il nostro futuro. Come in ogni viaggio incontreremo testimoni, ambienti, realtà sempre a cavallo tra il presente, il passato e il futuro.

A Pierina Belli va sicuramente riconosciuto un grande dono e cioè la sua capacità di alzare lo sguardo e di non limitarsi al ristretto del suo vissuto quotidiano. Non c’è una ricetta valida per tutti per vivere la fede e il mondo. Le stesse storie dei santi ci insegnano che l’Incontro può avvenire in tanti modi e trasformare la vita portandola a percorrere più diversi sentieri.

Per Pierina l’incontro con Gesù avviene pienamente nella Chiesa e la sua capacità di guardare in alto la spinge dalla piccola parrocchia di Croce Santo Spirito ad abbracciare tutta la Chiesa che è in Italia, con uno slancio davvero coraggioso per una donna laica del suo tempo.

Volendo quindi iniziare il nostro viaggio, non possiamo che partire dal luogo principe dell’essere chiesa locale in stretto legame con la chiesa universale.

Il Palazzo Vescovile non è meramente un simbolo di un potere di governo. Ma è la residenza ufficiale del Vescovo e quindi segno di un governo non esercitato semplicemente per trasmissione gerarchica, ma più propriamente in un’unione apostolica con tutti i vescovi del mondo e con il Santo Padre. Esso si affianca alla Cattedra dove annuncia la Parola alla luce delle Dottrina, frutto sempre della successione apostolica e della comunione universale nella Chiesa.

Pierina Belli ebbe modo di conoscere ed avere rapporti con tanti vescovi fidentini nella sua lunga vita. Le tappe fondamentali della sua esistenza si dispiegano però principalmente tra le due guerre e intersecano i vescovi che in quel periodo ressero la Cattedra di Donnino.

Da Mons. Giuseppe Fabbrucci, vescovo di Fidenza dal 1915 al 1930, colse, in particolare, l’impegno per l’educazione. Da parroco, infatti, Mons. Fabbrucci si era impegnato per l’edificazione di un asilo infantile a cui aveva prestato molte cure, cosa che fece la Belli con grande intensità per l’asilo infantile di Croce Santo Spirito. Allo stesso tempo, il vescovo si mobilitò durante la guerra anche attraverso la Segreteria di Stato Vaticana per trasmettere notizie dei combattenti sul fronte. Tale impegno vide Pierina Belli in prima linea. Fu poi lo stesso Fabbrucci, nell’estate del 1919, che incaricò la Belli di costituire in Diocesi la Gioventù Femminile di Azione Cattolica (ndr come scrive Dario Soresina nella sua Enciclopedia diocesana fidentina vol. 1 “I personaggi”).

A Mons. Fabrucci successe il veneziano Mons. Mario Vianello, ma la sintonia con gli intenti, le opere e i propositi di Pierina Belli rimasero praticamente intatti. In particolare fu l’impegno per l’Azione Cattolica ad unire la Belli e Mons. Vianello. “Per l’Azione Cattolica ebbe cure assidue, portandola alla massima funzionalità” scrive sempre Dario Soresina riferendosi a Mons. Vianello. Il Vescovo ha avuto in Pierina sicuramente un sostegno importante, se in una suo biglietto di ringraziamento datato 28 giugno 1943, appena raggiunta la sua nuova sede vescovile di Perugia, scrive “Alla stimata Sig.na Pierina Belli, che ha tanto bene meritato nella Chiesa di Fidenza con il suo fervido apostolato nell’A.C., in piena devozione di se stessa, in continuo sacrificio, in perfetta obbedienza alle direttive dei suoi superiori, la nostra paterna benedizione”.

Infine, il destino di Pierina Belli sembra legato a doppio filo a quello di Mons. Francesco Giberti. Il 4 marzo del 2007, il compianto Mons. Maurizio Galli li ha uniti nell’avvio del processo di canonizzazione, come uniti hanno operato in vita. Il secondo conflitto mondiale, che tanto ha segnato in particolare la città di Fidenza, ma in generale tutta la Diocesi, ha visto Mons. Giberti in prima linea già dal suo ingresso in Diocesi il 12 settembre 1943, a pochi giorni dall’armistizio che preluse all’occupazione tedesca. Nello stesso periodo la Belli era impegnata presso l’Ufficio notizie per i militari e le loro famiglie e in missioni spesso delicate di soccorso ai reduci. L’impegno li affiancò anche nella ricostruzione, in particolare, del seminario e nella rifondazione dell’Azione Cattolica tanto perseguitata dal regime fascista.

La Belli iniziò in quel periodo la parabola discendente e più ritirata della sua vita, dove affiancò a residui di impegno diocesano, l’impegno per la sua famiglia. Non mancò comunque di sostenere e consigliare i vescovi Rota e Zanchin, tanto che quest’ultimo così la ricorda: “Aveva donato tutto alla Chiesa e alla società attraverso le forme più varie di apostolato e tutto ricordava con la sua felicissima memoria e con il suo eloquio vivace, ottimista, mai stanco”. 

Questa breve passeggiata nel tempo avrà certo convinto i nostri lettori come il viaggio da noi intrapreso non poteva non partire proprio dal Palazzo Vescovile.

Arrivando in Piazza Grandi e alzando gli occhi allo stemma che campeggia sopra il portone con il motto di San Paolo “tutto è grazia”, ci rendiamo conto di come sia vero quanto affermato dall’apostolo delle genti. E’ grazia che a sedere oggi sulla cattedra di San Donnino sia Carlo Mazza, un bergamasco come Giovanni Battista Roncalli, tra qualche mese San Giovanni XXIII, che ha modificato con un colpo di genio la storia della Chiesa Cattolica. Mons. Mazza ha svolto poi gran parte del suo ministero proprio a Roma, al centro della Chiesa Cattolica, ed in particolare alla Conferenza Episcopale Italiana, contribuendo alla costruzione di quella Chiesa Italiana a cui Pierina Belli ha dedicato gran parte della sua esistenza.

Chi meglio di lui può quindi spiegarci come la testimonianza della Serva di Dio Pierina Belli parla ai cristiani e alla società di oggi?

“I santi sono sempre eloquenti – afferma il Vescovo Mazza – in ogni tempo perché, avendo vissuto radicalmente l’amore di Dio, oltrepassano ogni temperie e sforano i limiti dei loro contesti sociali e culturali. A mio parere la Serva di Dio Pierina Belli testimonia valori di grande attualità ed è in grado di dire ai nostri contemporanei essenzialmente due grandi parole: la fede e il servizio.

Certamente il suo grado di santità rifulge come opera meravigliosa di Dio e nel contempo come espressione di risposta mediante la fede generosa. Ben si avverte che in lei la fede genera un movimento di costante comunione con Dio e attinge dalla misericordia divina il senso e la qualità della sua vita personale. Se Dio è sempre attuale, la fede in Dio riflette precisamente il modo con cui l’uomo attualizza la presenza divina nella vicenda dell’esistenza terrena.

In tale prospettiva, la testimonianza di Pierina, come donna di fede salda e operosa, dice come si è conformata alla volontà di Dio in modo quotidiano e familiare. Una lucida visione di fede le è stata necessaria per orientare seriamente la sua vita. In realtà la fede non ha tempo, ma si attua nel tempo, trasformando il proprio tempo in tempo di Dio. Così in Pierina colpisce la costanza della fede e la sua inesauribilità nelle varie situazioni in cui si è trovata a vivere.

L’altra parola è il servizio. Pierina fu una donna votata al servizio e lo realizza nelle forme ecclesiali del suo tempo, e negli stili della sua provenienza famigliare e culturale. Il forte senso di comando, indotto dalla sua indole nativa, la conduce a sostenere da laica iniziative ecclesiali che la costrinsero a volte ad andare controcorrente, assumendo decisioni sia pure in obbedienza al Vescovo, ma invise a parte del clero.

In forza della caparbietà delle sue convinzioni, Pierina ha sviluppato una dedizione coraggiosa nello stare sulle cose, nell’essere sugli eventi, nell’accompagnare spiritualmente le persone, al di là del pregiudizio ideologico o di interesse personale. In lei il servizio corrispondeva ad un’esigenza alta di carità evidente e pratica ed esprime efficacemente una modalità dell’essere a disposizione, sempre per un bene concreto e fattibile.

Ritengo dunque che il suo “messaggio” ai moderni, per restare nelle due dimensioni citate, sia esemplare. Tutti coloro che intendo incamminarsi sulla via della santità laicale, come è stato solennemente suggerito dal Concilio, troveranno in lei un modello sicuro, sia nella scrupolosa osservanza della volontà di Dio e sia nella incondizionata dedizione al prossimo”.

Eccellenza, rimaniamo al tema accennato da lei in conclusione. Il Concilio tratteggia un modello di santità laicale che parte dall’apostolato della Parola, espressione cara all’Azione Cattolica, e si accompagna con la testimonianza di vita. Pierina Belli si dedica all’Apostolato e alla testimonianza, girando in tempi certo non semplici in particolare il meridione d’Italia. Crede che questa sua missione sia in un certo modo anticipatrice del modello proposto ai laici dal Concilio in particolare attraverso la Apostolicam Actousitatem?

“Ciò che caratterizza, a mio parere, lo slancio apostolico di Pierina Belli e il contesto da cui prende forma e contenuto, si inquadra nell’orizzonte dei valori guida propri dell’Azione Cattolica Italiana. Dal patrimonio ideale e pratico proprio di questa Associazione di fedeli laici, trae vigore, sostegno e riferimento l’azione e la parola di Pierina. In lei non affiorano particolari interrogativi critici su quei temi che in seguito accenderanno talune diatribe interecclesiali, soprattutto nel post Concilio, in quanto le sue convinzioni sono state elaborate e si esternavano non su questioni di principio o di strategia politica, ma su un asse valoriale definito dalla sua identità spirituale e dal suo impegno pratico, in stretta relazione con la gerarchia.

La Serva di Dio agisce sempre con rigore interiore e in ossequio al mandato ricevuto e sotto la guida dell’Autorità ecclesiastica, compiendo una vastissima opera di animazione delle masse popolari cattoliche in forma di fedeltà assoluta a Gesù e alla Chiesa. Non rivendica autonomie laicali, e tuttavia impegna tutta se stessa nelle realtà terrene per alleviare situazioni di povertà morale e di impoverimento spirituale. La sua “missio” è inscritta tutta nella tensione di “instaurare omnia in Cristo” secondo l’insegnamento dell’apostolo Paolo allora molto inculcato e vissuto.

Forse l’opera complessiva di Pierina non si pone propriamente in anticipo di ciò che poi sarà compiutamente raccolto nell’Apostolicam Actuositatem in termini espliciti, e tuttavia l’intensità, la vastità, la determinazione con cui persegue gli obiettivi apostolici rivelano l’assunzione di un quadro di valori “laicali” di fatto in seguito esplicitati dal Concilio. Così la figura di Pierina si colloca nella scia della tradizione del movimento cattolico, cogliendone gli elementi più illuminanti in vista non tanto di un esplicito disegno di missione laicale, ma di incremento della causa della Chiesa, della carità di Cristo, della solidarietà evangelica”.

La Belli nasce in un tessuto famigliare e sociale di carattere estremamente liberale per il suo tempo. Ella sa interpretare il suo stato di donna e laica dedicata all’azione pastorale in modalità che per il suo tempo si potrebbero definire addirittura ardite. Oggi, in una società che pure pare ispirarsi al massimo ai principi liberali e libertari, questi slanci di vocazione espressi in pienezza paiono frenati nei nostri giovani. Le famiglie influenzano certo in modo pesante frenando questi slanci, favorendo l’appiattimento dei giovani ai modelli sociali proposti, che si ispirano al conformismo e al successo o benessere senza sforzi. I giovani, di fronte a queste proposte e agli atteggiamenti famigliari, si dimostrano spesso conformisti e privi della positiva conflittualità. E’ spesso difficile comprendere come al massimo della libertà potenziale corrisponde il massimo del conformismo. Sa indicarci delle piste di spiegazione di quella che appare una contraddizione palese?

“Mi riesce difficile esplicitare esattamente quanto mi è richiesto nella domanda. A dire la verità, Pierina nasce e respira l’aria propria di una borghesia agricola di stampo liberale, distante dalle tensioni insite nella Chiesa del suo tempo. E, tuttavia, in quel contesto matura la sua vocazione apostolica, soprattutto in riferimento alle istanze di compassione sociale e di redenzione della donna come soggetto protagonista della carità. Sono del parere che proprio in questa dialettica di polarità “convergenza-divergenza” – rispetto al suo back-ground familiare in rapporto a quello ispirato dalla chiamata evangelica – consista l’aspetto originale della sua scelta di “missione” e dunque la “specialità” del suo cammino di santità. Vediamo sinteticamente alcune caratterizzazioni.

Nella Belli, grazie alla vicinanza di robuste personalità sacerdotali e laiche, si fa evidente la scelta di dare la vita per un ideale controcorrente, di edificare uno spessore spirituale, segnato soprattutto dalla virtù della pietà. Di qui prende corpo l’impegno “pastorale” a servizio della Chiesa, un mettersi a disposizione, quasi per una vera militanza cattolica.

Su questi fronti Pierina sceglie di essere “propagandista” dell’Azione Cattolica Italiana, come allora si usava dire, senza risparmi di tempo e di fatiche, e di prendersi cura delle vocazioni sacerdotali e del Seminario diocesano allora in piena ricostruzione, da lei intensamente amato e sostenuto sia presso i sacerdoti che la gente comune.

In quella condizione prevale il mandato ecclesiale come dono di sé alla causa della Chiesa, e nel contempo la dedizione totale da spendere in vista dell’ideale della radicalità spirituale personale. Proprio in forza di questo contesto, la Belli cresce nella consapevolezza del ruolo della donna, considerata nel suo essere e diventare soggetto sociale, protagonista dello sviluppo, della dignità e della libertà della donna stessa.

Quella che nella domanda è detta “contraddizione palese”, a me pare di doverla risolvere in una sintesi dello spirito nella quale libertà, autonomia e dipendenza si conformavano in una più alta armonia interiore. Così avviene nei santi, ispirati dal carisma divino”.

Lei in quest’anno pastorale ci spinge a riflettere sul tema della Speranza. E’ tema difficile da trattare in questo particolare momento storico, come lei stesso sottolinea nella sua lettera pastorale, ed è soprattutto difficile da trattare con i nostri giovani. Tutti i dati sociali disegnano un futuro incerto per le giovani generazioni. I giovani per loro natura sono portatori di Speranza, ma anche questa prospettiva, che per secoli ha fatto camminare il mondo, sembra oggi non più così certa. Come l’esempio di Pierina Belli può aiutare i nostri giovani a tornare ad essere “testimoni della Speranza che è in loro”?

“Vale la pena rifarsi a quanto affermato nella domanda precedente dov’è detto che Pierina “nasce in un tessuto familiare e sociale di carattere estremamente liberale per il suo tempo”. Se questo è vero, ne consegue che Pierina è portata ad elaborare la sua personalità secondo i principi dell’individualismo e dell’autonomia. Di fatto, pur tenendo fermo questo retroterra “ideologico”, Pierina si esercita esattamente nel suo contrario: e cioè nel vivere la comunione ecclesiale e l’impegno personale, rafforzato in un’obbedienza all’Autorità ecclesiastica, come elementi distintivi del suo apostolato.

Questo accade a tal punto da prodursi lei stessa come luogo e forma rispetto alla riuscita degli ideali evangelici in una personalità forte, rassicurante e propulsiva di cui era dotata. La Belli non stava a guardare, ma affrontava le diverse situazioni di vita e di apostolato con lungimiranza e assolutamente distante da eventuali ambizioni di carriera e di successo.

Essendo priva di quel ribellismo proprio di altre culture come, d’altra parte, di quell’attendismo di mantenimento proprio di altre ancora, Pierina attua quello che sceglie come progetto radicale di vita. Ora se i giovani di oggi, nutriti di ben altro cibo materiale, culturale e spirituale, tentennano, calcolano, attendono, la Belli va invece diritta là dove è chiamata dal Signore. Se il futuro non si prevede ma lo si costruisce, come si dice, Pierina ne è un esempio eccellente per i giovani, i quali sono chiamati a “fare” il loro progetto di vita e non a lasciarselo fare da altri.

Di qui la prospettiva della speranza. Essa non si conforma sulla scorta di ipotesi, ma sulla capacità di prendersi in mano la propria esistenza e finalizzarla ad uno scopo di santità, di giudizio, di solidarietà. Si tratta dunque, alla fine, di decidersi per Dio”.

Quando abbiamo iniziato il nostro dialogo con il Vescovo Carlo sulla figura della Serva di Dio Pierina Belli, eravamo convinti che lui ci potesse indicare la strada per capire l’attualità di quest’esempio. “Decidersi per Dio” con il proprio Vescovo e con la proprio Chiesa, a partire dal locale per volgersi all’universale: è questo il messaggio che ci lascia la prima tappa del nostro cammino con Pierina e con i suoi e il nostro Vescovo.

Massimiliano Franzoni

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