La scuola al centro del secondo incontro del ciclo “La città giusta è..”

“La scuola che educa e si prende cura” questo il titolo del secondo incontro del ciclo “La città giusta è …- Viaggio nel futuro delle nostre città” promosso dal nostro settore adulti e tenutosi in streaming giovedi 11 Febbraio. Focus dell’incontro come recita il titolo, il doppio ruolo della scuola in questo periodo particolare: da una parte infatti essa è chiamata ad educare con una didattica quanto più possibile al passo con i tempi, dall’altra non può trascurare la cura degli studenti prestando particolare attenzione alle dinamiche relazionali che con la DAD rischiano di venire trascurate.

Moderatore dell’incontro Michele Gervasoni responsabile del settore adulti che ha intervistato Aluisi Tosolini dirigente scolastico del liceo Bertolucci di Parma, Andrea Rossetti educatore e coordinatore di una cooperativa per minori prima e insegnante di materie letterarie in una scuola media a Crema poi e Samuele Sottili studente al quinto anno del liceo scientifico di Cremona.

Il dirigente Aluisi ha sottolineato come “Dentro alla città la scuola occupa un posto molto importante e l’emergenza che stiamo vivendo l’ha costretta a fare in un anno quello che probabilmente non avrebbe fatto in vent’anni: uno svecchiamento importante che ha investito tutto il personale che si è messo in gioco mostrando passione per il proprio ruolo. Questo grande percorso di innovazione non può e non deve essere perso. Inoltre non abbiamo mai visto amare la scuola agli studenti tanto come quest’anno, anche loro hanno riscoperto la sua importanza non solo per la formazione, ma anche per le relazioni. Tutto questo interesse ha evidenziato come all’interno della città la scuola è fondamentale per la costruzione di cittadinanza, di comunità e di relazioni e per fare questo ha bisogno di interagire sempre di più con il territorio che la circonda”. Samuele ha raccontato la sua esperienza di didattica distanza: “La DAD ha portato tanti vantaggi: innanzitutto i ragazzi hanno più tempo da dedicare a loro stessi, ha evitato lunghi spostamenti per coloro che abitano lontano ed inoltre mi ha dato modo di riscoprire il rapporto con i professori, infatti i momenti di dialogo e confronto con loro sono aumentati e anche gli alunni più timidi e riservati grazie alla mediazione dello schermo sono riusciti ad aprirsi di più. Infine grazie alla DAD abbiamo potuto incontrare personalità importanti che altrimenti sarebbe stato impossibile avere in presenza. Detto questo dopo mesi di DAD non vedevo l’ora di tornare in classe per vivere la bellezza delle relazioni con i compagni e con i professori in presenza”.

Infine Andrea Rossetti che fino allo scorso anno scolastico è stato coordinatore di educatori sul territorio di Cremona e che da quest’anno è diventato insegnante ha raccontato la sua esperienza nell’emergenza: “La notizia che da fine febbraio le scuole sarebbero state chiuse ci ha messo in seria difficoltà: la vita è cambiata con un carico incredibile di dolore, i primi venti giorni sono stati un susseguirsi di chiamate a tutte le ore da parte delle famiglie con figli con disabilità. La domanda era: come fare la DAD con questi studenti? Non ci siamo persi d’animo e abbiamo riorganizzato la didattica adattandola alle esigenze degli studenti con disabilità e anche in questo caso si è fatto un salto in avanti nel tempo incredibile. Dallo scorso settembre poi sono entrato nella scuola come insegnante e ho trovato una scuola viva, fatta di relazioni, di voglia di partecipare, un posto di riferimento in cui gli studenti vogliono stare e non da cui fuggire. Questo è stato da stimolo per modificare la didattica e adottare un modo più leggero per passare il sapere. Prendersi cura è fondamentale nella scuola, e necessita di imparare ad ascoltare, infatti l’educatore non dà risposte, ma aiuta la persona che gli sta davanti a trovare le risposte, sapendo che l’altro da me è molto delicato, è come un bicchiere di cristallo. Siamo insieme a fare un percorso e come professore io ti accompagno”.

Da ultimo ai tre è stato domandato quali sono le principali aree della scuola su cui vale la pena investire i soldi che potrebbero arrivare con il Recovey Plan, la risposta è stata abbastanza unanime su tre aspetti principali: gli spazi che devono essere ampliati e ripensati perché la scuola sia sempre più la casa degli studenti dove poter rimanere tutto il giorno, la formazione del personale e la digitalizzazione. L’intero incontro è disponibile qui.

Il prossimo incontro, la cui data è in via di definizione, verterà sul tema del lavoro.

Michele Baschieri
Presidente diocesano

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