Seminare legalità

"In ricordo di una giornata spesa per seminare legalità". È la dedica che Marco Imperato mi ha lasciato sulla copia del suo libro "Le parole della giustizia", e mi pare la sintesi più bella della giornata spesa sabato scorso dal P.M. della Procura di Modena a Fidenza.

Due sono stati i momenti principali di questa giornata: la mattinata con gli studenti dell'ITIS Berenini e, al pomeriggio, il secondo appuntamento del secondo anno della Scuola di formazione all'impegno politico dell’Azione Cattolica Diocesana.

Alla mattina Imperato, davanti ad un centinaio di studenti del biennio, ha puntato su un concetto semplice ma decisivo "è il rispetto delle regole che vi rende liberi". I ragazzi hanno dialogato con il magistrato a partire dalle piccole regole di convivenza, sino ai pericoli della rete e a temi di attualità come lo stalking. Ci si è anche soffermati sui modelli di democrazia e sulla nostra Carta costituzionale definita da Marco Imperato "il più bel dono che abbiamo ricevuto".

Artefice dell’incontro è stata la dirigente dell’istituto Dr.ssa Rita Montesissa sempre molto attenta alle iniziative del territorio ed in particolare a quelle dell'Azione Cattolica.

Al pomeriggio il secondo appuntamento della Scuola di Politica presso il Seminario Vescovile ha visto un serrato dialogo tra il relatore e i presenti sui temi caldi dell’attualità, che lega, in questo particolare momento storico del paese, giustizia e politica, anche se lo stesso Imperato ha definito un limite questo legame tra due poteri dello Stato, che dovrebbero essere distinti e con funzioni profondamente diverse.

Imperato ha espresso il suo parere su questa disfunzione al di là delle inchieste che riguardano Silvio Berlusconi. Il sistema dell'illegalità e della corruzione sono nel nostro paese diffusissimi e senza un reale intervento, che restituisca alla popolazione fiducia nella magistratura e allo stesso tempo alleggerisca i carichi pendenti sulle procure si rischia il collasso dell’intero sistema. Un esempio meglio di altri spiega la situazione della giustizia nel nostro paese rispetto ad altre realtà europee. "Nel mio ufficio di Modena – ha detto il magistrato – solo sulla mia scrivania sono giacenti oggi 800 casi e io stesso mi vergogno quando mi si presenta un avvocato o una parte di uno di questi procedimenti e io non mi ricordo di cosa si tratta, quando spesso si tratta di reati molto gravi. Io ho vissuto un'esperienza di scambio tra magistrati in Svezia e il collega svedese mi diceva che lui al massimo in un anno tratta cinquanta casi".

L'obbligatorietà dell’azione penale, che peraltro è un pilastro del nostro ordinamento, ha sicuramente un'influenza su tutta questa situazione ma il problema centrale è la presenza di fenomeni tutti italiani: la corruzione, come già detto, la forte presenza mafiosa e il terrorismo. La presenza mafiosa si sta diffondendo su tutto il territorio nazionale e la crisi aiuta questa diffusione. Gli imprenditori, anche quelli del nord, accettano sempre di più denaro di dubbia provenienza per salvare le proprie aziende, andandosi così ad invischiare in strutture che poi non sono più in grado di governare. La mafia ha come obiettivo la scalata al potere, sia esso economico o politico, e la diffusione della propria struttura per poter meglio riciclare il denaro derivante da proventi di attività illecite su un mercato sempre più ampio. Il nostro errore è pensare al mafioso con "coppola e lupara". "Il mafioso è sempre più un colletto bianco che si presenta con il suo avvocato per salvare le nostre aziende".

Un terzo fenomeno che sembra non voler abbandonare il nostro paese, dopo averlo preso in scacco da più di cinquant'anni, è il terrorismo. Corruzione, mafia e terrorismo rendono l'Italia un paese anormale. Per questo l'obiettivo di tutti deve essere la diffusione della legalità che come diceva Dubček è "il potere dei senza potere". Per questo la magistratura deve sempre di più stringere un patto con la società civile per la diffusione di una cultura di legalità.

Dal dibattito sono poi usciti i temi caldi. "L'abolizione del falso in bilancio – ha detto Imperato – ha favorito la penetrazione mafiosa". L'utilizzo dei pentiti, pur non nascondendo che errori ci possono essere stati, è stato verificato e riscontrato e i magistrati si sono formati per meglio gestire il rapporto con i collaboratori di giustizia. Molto farraginoso appare invece il controllo delle operazioni bancarie sotto le quali si celano almeno due delle realtà sopra indicate come causa del collasso del sistema Italia: mafia e corruzione. La Banca d'Italia ha spesso su questo aspetto un potere discrezionale troppo forte. In questo scenario Marco Imperato non è sfuggito dal tema della responsabilità dei magistrati. "Credo – ha detto – che sia necessario un nuovo sistema di verifica sull'efficacia dell'azione dei magistrati, a partire in primo luogo dalla verifica dei risultati della loro azione. La lunghezza del processo, anche nel penale, non mi consente di sapere quanti casi da me avviati si concludono con una condanna definitiva. Allo stesso modo deve essere garantita la possibilità di agire contro i magistrati da parte di chi è vittima di loro errori, ma solo al termine del procedimento per non paralizzarne l’azione, come sta avvenendo in altri settori ad esempio quello dei medici".

La sintesi per lo sviluppo della legalità è un maggiore equilibro tra i poteri dello stati lasciando alla magistratura quel ruolo di controllo in particolare nei confronti della politica.

Chi volesse approfondire i temi sollevati da Marco Imperato può acquistare il suo volume in rete  qui.

Massimiliano Franzoni

 

Galleria d'immagini dell'incontro - (10 foto)

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