Referendum Costituzionale

C’è molta confusione sotto il cielo delle riforme. Con ogni probabilità nel mese di novembre, la data non è ancora stata ufficialmente fissata, saremo chiamati a pronunciarci sul progetto di riforma costituzionale approvato dal Parlamento. Si tratta di un referendum confermativo, unico previsto dall'attuale Costituzione perché negli altri casi è possibile indire soltanto referendum abrogativi, e i cittadini dovranno approvare esprimendo il loro SI o non approvare con un NO la riforma della Costituzione licenziata dalle due Camere in doppia lettura, come previsto dall'articolo 138 della Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Tante sono le anomalie che hanno contribuito a rendere confuso il clima con cui ci si avvia ad esprimere un voto molto importante per il futuro della nostra Repubblica. La prima anomalia è proprio alla base dell’indizione di questo referendum. L’attuale articolo 138 della Costituzione prevede che sono sottoposte a referendum le riforme della Costituzione approvate in entrambe le camere da meno dei due terzi dei componenti.

La richiesta di Referendum deve essere fatta entro 3 mesi dall'approvazione della legge di riforma e può essere presentata da un quinto dei membri di una Camera o da cinquecentomila elettori o da cinque Consigli regionali. L’anomalia sta nel fatto che a raccogliere le cinquecentomila firme necessarie è stato proprio il Partito Democratico, che esprimendo il Primo Ministro e il Ministro per le Riforme è da considerarsi come il padre politico di questa Riforma. Altra anomalia è strettamente collegata a questa ed è data dal ruolo giocato dall'Esecutivo nel processo riformatore. La legge di Riforma Costituzionale ha una sostanziale paternità in capo al Governo mentre correttezza istituzionale vorrebbe che in materia di Riforme Costituzionali e di legge elettorale l’iniziativa partisse direttamente dalle Camere. Il vulnus più grave è invece tutto mediatico. Il primo ministro Matteo Renzi ha dichiarato che in caso di sconfitta del fronte del SI avrebbe rassegnato le sue dimissioni e abbandonato la politica, stessa dichiarazione è stata fatta dal Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Tale dichiarazione ha immediatamente spostato l’attenzione di tutti dai contenuti della Riforma ad un dibattito pro o contro il governo in carica e la carismatica figura del premier che lo guida. Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio, dopo aver ricevuto sonore critiche rispetto alla sua volontà di legare l’esito del Referendum al destino del suo governo, critiche che gli venivano in particolare da ambienti interni al suo partito o da ambienti non schierati ma che vedevano benevolmente il progetto di riforma, ha compiuto una repentina retromarcia negando la volontà di dimettersi in caso di sconfitta. I maligni dicono perché i sondaggi di opinione vedono al momento prevalere il NO.

Tutto questo è andato a discapito di un serio dibattito sui contenuti della Riforma ma del resto l’iter parlamentare era già stato abbastanza travagliato e molto legato alla contingenza politica piuttosto che ai contenuti. Le riforme erano partite con il cosiddetto Patto del Nazareno che sanciva un accordo tra il Partito Democratico e Forza Italia per un percorso riformatore e ha contraddistinto la prima lettura del progetto di riforma da parte delle Camere, che lo hanno condiviso a larga maggioranza votarono contro solo il Movimento 5 stelle e la Lega Nord. La fine del Patto del Nazareno, decretata in occasione dell’elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica, in quanto Forza Italia non è stata consultata dal Partito Democratico rispetto alla scelta del candidato, ha portato il partito di Berlusconi ad esprimere voto contrario in seconda lettura al progetto di Riforma, che nella sostanza ricalcava quanto approvato in prima lettura. Ampie falle si sono aperte anche sul fronte del Partito Democratico impegnato in una sorta di congresso permanente. Molti leader della sinistra Democratica hanno espresso riserve in particolare sul cosiddetto “combinato disposto” e cioè la miscela tra la Costituzione riformata e la nuova legge elettorale, che attribuirebbero eccessivo potere all'esecutivo nei confronti del Parlamento. All'interno del Pd si è anche consumata una scissione con l’uscita di Parlamentari e Senatori che hanno dato vita alla formazione Sinistra Italiana. La legge di Riforma Costituzionale è stata così approvata in seconda lettura da una maggioranza risicata e ha poi visto un giudizio sostanzialmente negativo di pezzi importanti dell'establishment democratico, come gli ex segretari Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani. Inoltre parti importanti dell’associazionismo, vicino all'area di sinistra come Anpi e Cgil, stanno conducendo una forte battaglia per il No.

Era importante disegnare lo scenario in cui si svolgerà la campagna elettorale e il referendum anche per far comprendere che certe posizione sono più legate all'opportunità politica che non alla discussione reale sul progetto di riforma.

Si tratta di una Riforma sicuramente epocale che lascia sostanzialmente intatti solo i primi 54 articoli della Costituzione, che rappresentano i Principi fondamentali base della nostra convivenza civile. Dei restanti 85 articoli ne vengono modificati ben 40 disegnando un ordinamento istituzionale sostanzialmente stravolto.

Crediamo che compito dell’Azione Cattolica sia su questa materia dare la massima informazione sui contenuti della Riforma stessa. Per questo motivo faremo un viaggio entrando articolo per articolo sul disegno istituzionale che la Riforma propone, facendo anche riferimento al tanto dibattuto tema del “combinato disposto”. Ci sembra un esercizio utile e importante.

Naturalmente rimaniamo aperti ai contributi che ci arriveranno attraverso il nostro sito internet e ci impegniamo a pubblicare anche le diverse opinioni sul merito della Riforma.

Scrivete quindi pure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Buon viaggio a tutti quindi per tenere fede ad un vecchio adagio “conoscere per deliberare”.

Presidente Diocesano AC
Massimiliano Franzoni

 

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