Fare nuove tutte le cose

Il cammino dell’Azione Cattolica verso la XVI Assemblea Nazionale si compie in un periodo di particolare Grazia.

Lo scorso 8 dicembre Papa Francesco ha aperto il Giubileo della Misericordia proprio nel cinquantesimo anniversario dalla conclusione del Concilio Vaticano II. Il Papa ci ha ricordato, proprio all'apertura dell’Anno Santo, come il Concilio sia stato un incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Nella memoria di questo siamo chiamati, seguendo gli stimoli che ci sono arrivati dal Giubileo della Misericordia, a ripetere ogni giorno questo incontro per portare ai nostri fratelli la gioia del Vangelo, la misericordia e il perdono di Dio.

“Andare incontro ad ogni uomo la dove vive” è stato anche il mandato principale che Francesco ha dato alla Chiesa italiana nel corso del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. In quella occasione Bergoglio ha fornito alla Chiesa italiana uno strumento da seguire con attenzione la Evangelii Gaudium e uno stile da perseguire altrettanto strenuamente la sinodalità.

L’assemblea dell’Azione Cattolica è straordinaria anche per la nostra associazione in quanto con essa si aprono le celebrazioni per il 150° anniversario di fondazione. La costituzione dell’associazione viene approvata il 2 maggio 1868. I giovani Fani e Acquaderni l’avevano fondata nel settembre del 1867.

Nel pieno rispetto del principio della sinodalità il documento consegnato dalla Presidenza Nazionale a tutte le associazioni diocesane e parrocchiali è più che altro uno strumento di lavoro teso a fare il punto della situazione delle diverse realtà sul territorio, per costruire insieme quell'Azione Cattolica in uscita, all'interno di una Chiesa in uscita, sollecitata già da Papa Francesco quando ha incontrato i delegati alla XV Assemblea nazionale e i presidenti di tutte le associazioni parrocchiali italiane.

Il percorso, che si aprirà nel mese di novembre con le assemblee parrocchiali e si chiuderà a maggio con l’Assemblea nazionale, è come sempre momento di verifica del cammino fatto da tutti i livelli associativi a partire dal mandato che Papa Francesco ci ha consegnato nell'incontro del 3 maggio 2014: rimanere con Gesù, andare per le strade, gioire ed esultare sempre nel Signore.

Riguardare il cammino fatto, a partire dalle nostre esperienze ma anche dai 150 anni della nostra Bella storia di Azione Cattolica, non ci deve far cadere in due tentazioni e cioè la nostalgia pessimistica dei bei tempi andati e nemmeno fermarci al “si è sempre fatto così” che dimentica l’azione di Salvezza di Dio nella storia che si modifica e si adegua al percorso dell’uomo. Vale ancora oggi quello che ci diceva Vittoria Bachelet compito dell'AC è “aiutare gli italiani ad amare Dio e ad amare gli uomini”. Il nostro compito è adattare questo mandato agli attuali contesti di vita.

L’Azione Cattolica ha scelto di vivere questo suo impegno nel territorio la dove le persone vivono, dove vivono le comunità ecclesiali e civili per farsi parte delle questioni vere che sono le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto.

L'AC ha scelto la parrocchia non per chiudersi nelle questioni pastorali, ma per essere associazione di persone concrete che vivono l’esperienza del vicinato, delle relazioni vitali, della presenza riflessiva e attiva nel territorio.

Per fare questo è necessario innescare nuovi processi, abbandonare le sicurezze del passato e armarsi del coraggio necessario per andare incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo. Non saranno i numeri a dare un giudizio sul nostro modello di operare ma quanto saremo stati in grado di seminare anche se non ci sarà data sempre la gioia di vederne il frutto.

La domanda, che sorge, è quale modello di Azione Cattolica può innescare questi processi positivi. Papa Francesco nell'Evangelii Gaudium indica due caratteristiche che ben si sposano con l’evoluzione della nostra associazione e sono poliedricità e popolarità.

L’AC è da sempre poliedrica perché al suo interno convivono esperienze di vita diverse, fasce d’età diverse, vocazioni diverse, condizioni economiche, sociali e culturali diverse. Nei 150 anni della sua storia queste diversità hanno convissuto dando vita ad un esperienza poliedrica che lo stesso Concilio ha definito una “particolare forma di ministerialità laicale”. Questa diversità è certo carica di tensioni e di difficoltà ispirandosi a principi in evoluzioni di fronte alla complessità che sempre più abbiamo davanti e mette in discussione quelli che ci sembravano dogmi ma non lo erano. Dobbiamo viaggiare su un binario stretto fatto di una duplice obbedienza alla nostra coscienza e ai nostri pastori e di un’attenzione globale e locale. Eliminare uno di questi quattro binari rischierebbe di provocare il deragliamento.

La popolarità è da sempre uno dei fari della nostra associazione ma va oggi declinata con le caratteristiche del nostro tempo. Non possiamo più intendere la nostra azione come popolare se destinata unicamente a una piccola élite composta da coloro che assumano compiti pastorali. Il rischio è una deriva clericale che pesa come un macigno in particolare sulla realtà della nostra Diocesi. La nuova evangelizzazione parte anche dallo sforzo, in cui l’Azione Cattolica si deve sentire impegnata, di far riscoprire ad ogni laico la consapevolezza del Battesimo avendo particolare attenzione per ogni persona in ricerca.

L’ultimo tema, che oggi appare anche decisivo in una realtà fortemente frammentata come la nostra, è quello delle alleanze. Siamo perfettamente consapevoli che la nostra associazione, pur nella sua rappresentatività e trasversalità, non può bastare a se stessa nella realtà ecclesiale e tanto meno in quello sociale e territoriale. Le priorità ecclesiali le abbiamo precedentemente elencate mentre quelle sociali sono altrettanto bene indicate dallo strumento di lavoro che accompagna il percorso assembleare. Le priorità sociali per l’Azione Cattolica sono la legalità, la tutela dell’ambiente e le questioni sociali in particolare quelle relative all'inclusione. Su questi temi potremmo trovare compagni di viaggio inaspettati con cui fare rete, costruire ponti dando vita a sinergie efficaci che costruiscano progetti concreti come ci ricordava Papa Francesco a Firenze. Scopriremo che la diversità è un valore.

Massimiliano Franzoni
Presidente diocesano Azione Cattolica

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