PIERINA BELLI - Una pioniera dell’apostolato laico

Testi di:

  • Biselli Regina
  • Morandi Elide (Nene)
  • Pasetti Mons. Vincenzo
  • Pazzaglia Emilio
  • Pedroni Don Gianemilio
  • Zanchin Mons. Mario
  • Ziliani Felice

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RICORDARE PER AGIRE

L’Azione Cattolica di Fidenza ha nel suo programma di “fare memoria” dei Testimoni più eccellenti dell’ACI, per cogliere dalla loro vita tutta la ricchezza di messaggi da trasmettere alle nuove generazioni.

Così fu ricordata Armida Barelli, nel 1984, con la relazione della Dott.ssa Maria Dutto di Milano; nel 1985 fu commemorato Piergiorgio Frassati, con la relazione di S. E. Mons. Fiorino Tagliaferri, allora Assistente Nazionale dell’ACI.

Ora lo sguardo viene posto sulla figura di Pierina Belli, nostra diocesana, amica e collaboratrice della marchesa Cristina Bandini Giustiniani e di Armida Barelli per la fondazione dell’AC in Italia e per la costruzione e ricostruzione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; fondatrice in Diocesi dell’Unione Donne di ACI nel 1908 e della Gioventù Femminile di ACI nel 1918, la sua attività apostolica, molteplice, intensa ed estesa, influì moltissimo sulla vita della nostra Diocesi, promuovendo instancabilmente l’apostolato dei laici in favore della Chiesa e della Società.

Abbiamo pensato a Pierina Belli per il convergere di alcune circostanze: il decennio della sua mote; la celebrazione del Sinodo dei Vescovi su “La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo”: l’80° anniversario della fondazione dell’Unione delle Donne di ACI in Diocesi; il 70° anniversario della fondazione in Diocesi della Gioventù Femminile di ACI: opera di Pierina Belli.

Lo scritto di Nene Morandi, che inquadra a grandi linee la vita di Pierina Belli, arricchito delle testimonianze di persone che la conobbero e collaborarono con lei, vuol essere solo un “primo approccio” alla grande figura che, dalla corrispondenza salvata (6.000 pezzi) e ancora allo studio, si rivela una personalità eccezionale.

Lo Spirito di Dio è passato ed ha operato nella nostra Chiesa attraverso la generosa e totale disponibilità di Pierina Belli; lo stesso Spirito passerà ancora ed opererà di nuovo meraviglie se troverà ancora anime generose e disponibili per la costruzione del Regno di Dio.

Fidenza, 25 settembre 1988 

Il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica


LA PAROLA DEL VESCOVO

Conobbi Pierina Belli gli ultimo quindici anni della sua vita: era già anziana. Ebbi la gioia di scoprire in lei una creatura singolare, prestigiosa, per certi aspetti unica.

Aveva donato tutto alla Chiesa e alla società  attraverso le forme più varie di apostolato; e tutto ricordava con la sua memoria felicissima e con il suo eloquio vivace, ottimista, mai stanco. In viaggi in Italia e le avventure, spesso allegre, che li accompagnavano, fatti per propagandare nelle diocesi la nascente Gioventù Femminile di Azione Cattolica, in collaborazione con Armida Barelli, costituivano le memorie preferite dei suoi racconti.

La Morandi, con la breve vita di Pierina, ha il grande merito di aver messo in luce altri aspetti, meno conosciuti, della Belli, come la sua attività apostolica in parrocchia di Croce Santo Spirito, a fianco specialmente di Mons. Giovanni Allegri; il suo lavoro di assistenza durante le due grandi guerre; gli aiuti prestati per la vita dell’Università Cattolica di Milano; l’attività svolta a favore dell’Azione Cattolica, come Presidente Diocesana.

Conservo ancor vivo e lieto il ricordo dei suoi incontri a Busseto e a Fidenza con le incaricate OVE (Opera Vocazioni Ecclesiastiche) delle singole parrocchie: accorrevano da ogni parte, numerose, per rivedere la Pierina e sentirla parlare, sempre inesauribile. Era lieta di comunicare le esperienze della sua vita, tuta vissuta a servizio del Signore e dei fratelli: il seminario era perciò il centro delle sue speranze, il cuore del suo cuore.

Nella solennità del Cuore di Gesù chiudeva la sua lunga esistenza: era una coincidenza significativa, perché indicava la fonte zampillante di acqua viva, che aveva fecondato tutta la sua vita.

Il Signore doni ancora alla Diocesi creature come Pierina: sono vere grazie di Dio.

Il Vescovo

+ Mario Zanchin


PIERINA BELLI Una pioniera dell’apostolato laico 27/11/1883 – 13/06/1977

INTRODUZIONE

La ricorrenza del decimo anniversario della morte della signorina Pierina Belli, che cade quest’anno, è motivo per ricordare la preziosa attività religiosa e sociale da lei sempre svolta nella nostra Parrocchia, in Diocesi e, per un certo tempo, anche in campo nazionale. Durante il lungo arco della sua vita, la società italiana fu percorsa da avvenimenti molto importanti e eccezionali, che ella visse con tanto interesse e generosa disponibilità. Possiamo ricordarne alcuni: in campo mondiale lo svolgersi di due sanguinose guerre che portarono l’umanità ad avvicinare popoli di nazionalità e di razze diverse; in campo nazionale la caduta della monarchia e il consolidarsi di una repubblica democratica, in campo religioso, la celebrazione del Concilio Vaticano II.

Ella visse l’ultimo ventennio del secolo scorso e buona parte del presente. Iniziò la sua vita quando la società italiana si trovava ancora in uno stato di povertà ed arretratezza, per chiuderla in una società fortemente avanzata, così da portare benessere in tutti i settori.

 

LA FAMIGLIA

La signorina Belli apparteneva ad una distinta famiglia: il padre ex garibaldino, era notaio, considerato uno dei notabili della zona; la madre era una signora molto affabile, di buona cultura, di fede cattolica, ma con spiccata simpatia per le idee liberali. Entrambi i genitori lasciarono alla figlia la libertà di scegliere per sé la vita che voleva. Ella scelse una vita da spendere in opere caritatevoli e sociali.

Giovanissima, prestò attenzione ai diversi movimenti sociali che sorgevano nel nostro paese, ancora impegnato a conseguire l’unità nazionale, da poco conquistata.

I partiti politici, che sorgevano, erano in prevalenza anticlericali, i cattolici si muovevano lentamente a causa della delicata situazione creatasi fra lo Stato Italiano e la chiesa Cattolica dopo la proclamazione di Roma capitale d’Italia. Tutti questi movimenti andavano facendo una intensa e capillare propaganda fra i contadini e gli operai ancora in buona parte analfabeti. Anche le donne erano oggetto di attenzione da parte di alcuni partito politici.

La Belli s’interessò presto di un movimento femminile cattolico, che, sorto a Roma per opera della principessa Cristina Giustiniani Bandini, andava estendendosi in alcune città dell’Italia settentrionale: «l’Unione fra le donne cattoliche d’Italia». Già ai primi anni del secolo, essa partecipò ad un convegno promosso da quel movimento, a Bologna. In quell’occasione la Belli conobbe personalmente la fondatrice e con lei parlò dello scopo e del programma dell’associazione.

Si spiega così, la visita che Donna Cristina Giustiniani Bandini fece nel novembre del 1908 alla parrocchia di Croce Santo Spirito. Fu la stessa Belli che,con l’approvazione del parroco si allora, Mons. Alessandro Fava, invitò la nobile signora e la ospitò nella sua casa. La riunione, invece, si tenne in una sala della casa canonica, presente il parroco. A questa riunione furono invitate tutte le donne della parrocchia e altre delle parrocchie limitrofe. Molte furono le partecipanti che ascoltarono con attenzione e con interesse quanto diceva la fondatrice. Finita la relazione, l’appello da lei lanciato, per incoraggiare le presenti ad iscriversi al movimento, fu accolto da un buon numero di esse, parecchie delle quali si dichiararono pronte ad aderire all’Associazione subito. Sorse allora il «Comitato dell’unione fra le donne di Croce Santo Spirito». La signorina Belli ne prese la direzione e ben presto iniziò lo svolgimento del programma: collaborazione con il parroco per l’insegnamento del catechismo ai bambini e agli adolescenti, l’incitamento alle donne a partecipare alla vita della parrocchia e alle celebrazioni liturgiche, per rendere quelle celebrazioni più solenni e interessanti; inoltre la Belli promosse una «Scuola di canto sacro» che ella stessa dirigeva.

Nel 1911 Mons. Alessandro Fava veniva trasferito in altra parrocchia e a lui succedeva don Giovanni Allegri. Questi era un giovane sacerdote che era stato, per alcuni anni, segretario di Mons. Terroni, compianto vescovo di Borgo San Donnino. Don Allegri era sacerdote di profonda fede, di eccezionale cultura, con particolare disposizione alla cura e formazione delle anime. Egli, che entrava in parrocchia con grande carica spirituale, con larga apertura alle esigenze di una società in trasformazione, capì le aspirazioni della Belli e le fu sempre di grande aiuto nella realizzazione della scelta da lei fatta. 

 

APOSTOLATO IN PARROCCHIA

Come primo atto del suo ministero sacerdotale, don Allegri fondò l’Asilo Infantile dichiarando con una profonda formazione cristiana deve incominciare dall’infanzia . Per non perdere tempo egli cedette buona parte della casa canonica e subito mise mano ai lavori di ristrutturazione dell’edificio, poi chiamò a dirigere la scuola le Suore di Sant’Anna della marchesa Barolo di Torino, suore che ancora oggi operano in parrocchia per la scuola materna e le opere parrocchiali. Subito dopo, sorse la Scuola di cucito per le giovani che dovevano lasciare la scuola dopo la terza elementare perché non vi erano, in paese, le classi superiori. Più tardi la Belli, coadiuvata da un’insegnante elementare, la sig.ra Adele Meneghetti, promuoveva una Scuola serale per preparare alcune giovani che volevano partecipare ad un esame di concorso per impiegate, promosso nella città di Cremona. La scuola dette buoni risultati tanto che alcune partecipanti furono assunte alla Posta centrale di Cremona ed altre trovarono lavoro in uffici privati.

La sig.na Belli continuava ad occuparsi dell’Unione Donne, incrementando il Comitato di Croce Santo Spirito e prestandosi alla fondazione di nuovi comitati nei centri più importanti della Diocesi: Fidenza, Busseto, Monticelli d’Ongina. 

 

LA GRANDE GUERRA

Durante la I Guerra Mondiale, la Belli fondò l’Ufficio notizie per i militari e le loro famiglie e si impegnò nella raccolta di mezzi ed indumenti per i militari al fronte.

Nel settembre 1917 si tenne a Roma, presso il Collegio di Trinità dei Monti, un’importante Settimana sociale a cui furono invitati tutti i dirigenti maschili e femminili delle associazioni cattoliche sorte in quegli anni. La Belli fu invitata come dirigente diocesana di Fidenza e vi partecipò con due dirigenti del suo Comitato. La settimana era promossa da S. Em. Il Cardinale Giulio Serafini, prelato della Segreteria di Stato e Assistente nazionale dell’Unione fra le Donne Cattoliche. Egli stesso ne curò la parte religiosa ed ottenne una speciale udienza da S. S. Benedetto XV. Lo stesso Santo Padre, che celebrò la S. Messa, distribuì la S. Comunione a tutti i presenti: cosa molto eccezionale per quei tempi.

La partecipazione a quella settimana fu molto utile alla Belli perché, in quell’occasione, ebbe l’opportunità di conoscere il lavoro che i cattolici organizzati andavano facendo in diverse città e avvicinò dirigenti nazionali e diocesani, di profonda fede, di grande attività apostolica ed eccezionale cultura: con alcuni di questi ella ebbe incontri di lavoro. Fra queste persone si deve ricordare la sig.na Armida Barelli di Milano, con la quale la sig.na Belli ebbe scambi di impressioni sui lavori della Settimana sociale e fra le due donne si stabilì una grande intesa fraterna che portò poi ad una vera amicizia.

La Belli tornò da Roma animata dal desiderio di realizzare nella sua diocesi quanto era possibile. Probabilmente fu in quella settimana che ella maturò l sua vocazione, orientando tutta la sua attività all’apostolato laico.

Nell’ottobre del 1917, con la disfatta di Caporetto, donne, vecchi, bambini furono costretti ad abbandonare gran parte del veneto, invaso dal nemico e i profughi vennero ospitati in varie zone dell’interno. Un consistente gruppo arrivò a Croce Santo Spirito e in altre frazioni del Comune di Castelvetro Piacentino. Si formò subito un Comitato profughi che nominò segretaria la Belli: ella si curò dell’assistenza dei profughi per tutto il tempo che essi rimasero in zona. L’Ufficio notizie per i militari dovette allargare la sua opera a favore dei prigionieri e provvedere alla ricerca di informazioni sui dispersi in guerra. Proprio in questo lavoro di ricerca, la Belli ebbe occasione di conoscere Padre Mauri, un sacerdote milanese che aveva fondato a Sestri Levante l’Opera della Madonnina del Grappa, opera che si occupava dell’assistenza alle madri e vedove di guerra. Ella, conosciuta l’importanza e la necessità di quel lavoro fondò a Castelvetro Piacentino un Comitato di quell’Opera. Per tutta la durata delle due guerre la Belli ne fu segretaria e si occupò dell’assistenza alle famiglie dei caduti. 

 

LA NUOVA SITUAZIONE DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ

Pur essendo sempre molto impegnata in quelle opere di assistenza che il perdurare della guerra chiedeva, ella non trascurava l’Unione Donne Cattoliche. Le condizioni sociali della donna erano intanto migliorate: l’analfabetismo era quasi scomparso, ragioni familiari e belliche avevano portato gradualmente le donne a lavorare fuori casa. Dopo Caporetto, la necessità di rinforzare le truppe sul fronte del Piave, portò alla chiamata alle armi dei giovani non ancora ventenni. Fu allora che la presenza della donna divenne indispensabile in tutti i settori della produzione e nei servizi civili.

Le donne entrarono in tutti i campi, senza preparazione tecnica e sociale: la grave situazione in cui si trovava il Paese dava loro una forza morale che le aiutava a vincere ogni difficoltà.

L’opera delle donne fu, in quella circostanza, molto preziosa. 

 

NASCE LA GIOVENTÙ FEMMINILE

Si profilavano allora molti pericoli per tutte le donne, specialmente per la gioventù. Chi per primo affrontò quel problema fu Mons. Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano. Egli si propose di fondare una Associazione che riunisse tutte le giovani della sua diocesi, col compito di formarle religiosamente e socialmente. Per chiamarle a raccolta, il cardinale si valse dell’opera della sig.na Armida Barelli che aveva dimostrato tanta capacità organizzativa durante la guerra, quando collaborò con Padre Gemelli, nell’apostolato fra i militari per la loro consacrazione al Sacro Cuore.

La sig.na Barelli era molto turbata per il grande impegno che l’incarico richiedeva, ma per l’obbedienza al suo Arcivescovo accettò e pose tanta intelligenza da riuscire, in un tempo relativamente breve, a fondare un buon numero di circoli parrocchiali. Nacque così nel 1918 la Gioventù Femminile milanese.

La Belli che aveva mantenuto relazioni amichevoli con la sig.na Barelli, con il consenso del suo Vescovo, iniziò subito la propaganda fra le giovani della sua diocesi tanto che l’Associazione di Fidenza sorse contemporaneamente a quella di Milano.

Finita la guerra, Benedetto XV pregò la sig.na Barelli di estendere l’Associazione della Gioventù Femminile in tutte le parrocchie d’Italia. Occorrevano anime giovani che volontariamente collaborassero ad un lavoro nuovo, come quello di propaganda. Si promossero allora i corsi speciali per propagandiste nazionali. La sig.na Belli fu una delle prime e più assidue allieve di questi corsi e ben presto fu in grado di dare una preziosa collaborazione alla sig.na Barelli.

Il periodo 1919-1924 fu un tempo di intensa attività apostolica anche per la Belli. Vivevano ancora i suoi anziani genitori, era anche impegnata in opere di assistenza civile. Con sforzo morale e spirituale , seppe conciliare i suoi doveri  famigliari e locali con il nuovo lavoro di propaganda che le era stato proposto dalla sig.na Barelli: la fondazione della Gioventù Femminile in campo nazionale.

Furono affidate a lei alcune diocesi dell’Italia meridionale, della Sicilia e della Sardegna. Erano diocesi in situazioni di disagio, poste il località lontane dai centri più moderni, con mezzi di comunicazione molto limitati. Le donne di quelle zone erano ancora legate alle tradizioni famigliari e gli stessi sacerdoti vedevano con preoccupazione il nuovo movimento che portava aperture non sempre gradite.

La Belli, in questi lunghi viaggi, che erano necessari per la propaganda in quelle diocesi, era sempre accompagnata da un sacerdote facente parte della direzione del movimento. Molto spesso era padre Enrico Mauri, il sacerdote che ella aveva conosciuto durante la guerra ed era il fondatore dell’Opera Madonnina del Grappa. Per padre Mauri la sig.na Belli conservò sempre profonda riconoscenza; diceva di essere stata da lui aiutata, in quel faticoso periodo di prime esperienze apostoliche in campo nazionale.

Apprezzatissima per la sua opera fervida di apostolato da vescovi e cardinali, Mons. Mario Vianello, nei primi anni di episcopato fidentino, ne riconobbe le benemerenze, ottenendo dal Pontefice Pio XI che venisse decorata della «Croce pro Ecclesia et Pontifice». L’allora Segretario di Stato Card. Eugenio Pacelli, ebbe a dire in merito all’alta distinzione: «È una delle poche ben meritate».

La Belli, dopo la firma del Concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede, fu nominata Presidente diocesana della Gioventù Femminile di Fidenza. 

 

L’UNIVERSITÀ CATTOLICA

Nel 1921 sorgeva a Milano l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con lo scopo di essere un’università libera. Priva di finanziamento dallo Stato, doveva essere sostenuta dalle offerte dei cattolici. Fu nominata cassiera la sig.na Armida Barelli che ebbe così il compito di raccogliere le offerte. Essendo ella ancora Presidente nazionale della Gioventù Femminile, affidò l’incarico di raccogliere i mezzi finanziari a tutte le socie di questa associazione. La Belli ancora impegnata nella propaganda per la fondazione della Gioventù Femminile, unì a questa attività la propaganda per l’Università Cattolica e, alla “Cattolica”, forse ella fu legata per tutta la vita.

 

IL SEMINARIO

In conformità all’incarico avuto dal Vescovo ella si occupava della formazione delle socie dei Circoli Giovanili e dei Gruppi Donne che, ormai, erano sorti in tutte le parrocchie della diocesi. Particolare interesse poneva anche all’attività del seminario che, in quel tempo, ospitava molti seminaristi (era arrivato a 70 allievi), ma viveva in condizioni economiche non facili. Ella volle coinvolgere nella raccolta di aiuti tutta la parte femminile dell’Azione cattolica, dando esempio di generosità e prestandosi a tutti i sacrifici che questa semplice raccolta richiedeva.

Eccezionale e preziosa era pure l’assistenza che la sig.na Belli faceva a tutte le mamme dei seminaristi. Per esse ella promuoveva annualmente una riunione al centro diocesano, dove un sacerdote curava la parte religiosa e la Belli teneva per sé la parte pratica. Ogni riunione si concludeva con un momento ricreativo che vedeva unite le mamme con i figli; la Belli era sempre presente e sosteneva la parte di animatrice.

Nell’ultima fase della seconda guerra mondiale un terribile bombardamento distrusse tutto il quartiere in cui sorgeva il seminario. Quando il vescovo volle costruire un nuovo edificio in altra zona, la sig.na Belli fu pronta a dare la sua collaborazione. Il seminario diocesano fu un suo costante interesse. 

 

LA SCUOLA MATERNA IN PARROCCHIA

Nel 1932 l’asilo infantile di Croce Santo Spirito, che aveva vissuto per vent’anni nella canonica, non rispondeva più alle esigenze del tempo. Il parroco Mons. Giovanni Allegri provvide alla costruzione di una nuova cede capace di ospitare la scuola, l’abitazione delle suore, la cappella e alcune sale per l’Azione Cattolica. I parrocchiani ed ex parrocchiani con le loro offerte coprirono le spese: in testa agli offerenti era la Belli con offerte in ricordo dei suoi defunti. 

 

L’ATTIVITÀ NASCOSTA DELLA CHIESA ITALIANA

Il ventennio 1920-1940 è un periodo pieno di avvenimenti politici e sociali molto importanti: la soppressione dei partiti aveva portato una relativa tranquillità, nelle zone più calde, perché aveva impedito le lotte interne a sfondo politico, ma aveva creato altri problemi.

Ad esempio, i dirigenti di alcuni partiti politici avevano dovuto emigrare e le persone più colte lamentavano la limitazione della libertà personale e di associazione. La Chiesa cattolica si impegnava a promuovere la formazione religiosa e morale degli iscritti alle associazioni ma non trascurava quei cattolici che, pur non volendo iscriversi ad esse, seguivano con interesse le iniziative religiose e culturali che venivano continuamente promosse e che avevano grande successo.

È questo il periodo in cui vengono lanciate importanti “campagne” per lo studio e l’approfondimento dei principi fondamentali della vita cristiana.

Ricordiamo le pubblicazioni «Il sillabario del cristianesimo» di Mons. Olgiati e quella sulla liturgia (Abate Caronti: traduzione del messale).

A tali iniziative la Belli partecipò con entusiasmo e assiduità. 

 

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

L’opera della sig.na Belli divenne oltremodo preziosa durante il secondo conflitto mondiale che, per l’Italia, ebbe inizio il 10 giugno 1940. Subito dopo la dichiarazione di guerra la Belli rimise in funzione l’Ufficio notizie per i militari e le loro famiglie, ufficio molto utile, in quel tempo, perché i militari combattenti erano tutti distaccati in zone fuori del territorio nazionale e molto difficili erano le comunicazioni con i loro famigliari. La Belli, come responsabile di quell’ufficio, aveva la possibilità di rivolgersi ad altri Uffici notizie ed anche ad autorità militari senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà. Abitualmente faceva le comunicazioni con molta abilità, aggiungendo conforti e auguri. Per tutto il periodo della seconda guerra mondiale, l’attività della Belli fu prevalentemente caritativa e assistenziale: le gravi condizioni del Paese non davano possibilità di altre iniziative. Ella partecipava intensamente a tutte le dolorose vicende di quel tempo, impegnandosi, alcune volte, anche in missioni molto disagevoli. Ne ricordo una: chiamata dalle autorità locali, la Belli intraprese un lungo viaggio in treno, in momenti molto duri, per accogliere un gruppo di reduci che aveva avuto il permesso di rimpatriare. Arrivata a Bolzano, non trovò le persone segnalate dalle autorità del distretto di Piacenza: fu allora necessario fare ritorno con mezzi di fortuna e arrivare a Pescantina dove trovò i reduci in condizioni pietose.

Quando già si godevano i benefici della pace e precisamente il 7 ottobre 1962, per iniziativa della Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, Pierina Belli venne decorata della medaglia d’oro, in riconoscimento delle benemerenze civili e patriottiche acquisite durante i due conflitti mondiali. 

 

LA TENACE RIPRESA

Nell’immediato dopoguerra, la Belli riprese la sua opera in ogni settore della vita sociale.

La ricostruzione edilizia, logistica ed industriale fu pari all’evolversi della vita sociale. La società italiana subì in quel periodo una trasformazione così rapida e radicale da essere considerata eccezionale. Avvenne allora il cosiddetto miracolo italiano che portò il nostro paese nel gruppo delle nazioni più progredite.

La sig.na Belli visse quel periodo con tanto interesse ed intensità, con la speranza di vedere realizzato quel miglioramento religioso, morale e sociale, che era stato il movente della sua costante azione. Ella era ancora in buone condizioni fisiche ed intellettuali e riprendeva la sua attività in Azione Cattolica nel ristretto campo della sua diocesi.

Seguiva le direttive che venivano dai Centri Nazionali, partecipava a convegni ed a grandi adunate che venivano promosse per ricordare date importanti. Fu a Roma per il decennale di fondazione della Gioventù Femminile e per il quarantennio dell’Unione Donne, partecipò alle cerimonie per la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria Vergine.

Era a Roma pure il 9 ottobre 1958 quando morì S. S. Pio XII a Castelgandolfo. Anche se dovette affrontare disagi, ella volle visitarne la salma. 

 

LA SERENA E LUNGA ANZIANITÀ

Allorché le forze fisiche le vennero meno, ella rinunciò alla carica di Presidente diocesana dell’UDACI, si fermò al suo paese e nella sua bella casa, aprendo la porta ai molti che ancora andavano da lei per avere consigli, conforto ed aiuto; mantenne rapporti amichevoli con numerose persone, con le quali aveva lavorato nel periodo della sua più intensa attività.

Particolare interesse la Belli pose ai lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II; ne seguì le diverse sessioni dando il suo contributo di preghiera e di sofferenza, con la speranza che lo studio e l’aggiornamento, in cui si erano impegnati i padri conciliari, portasse molti vantaggi alla vita della Chiesa.

Fu allora che ella mise in evidenza una preziosa dote del suo carattere: l’ottimismo, manifestando sempre con grande fermezza la sua fiducia nella unità dei Padri conciliari nelle dichiarazioni definitive.

In un’altra circostanza, che la riguardava personalmente, ella seppe superare con il suo ottimismo un pericolo che avrebbe potuto intaccare la sua abituale serenità. Mi riferisco ad un particolare momento della società italiana che, nel suo rapido e profondo sviluppo economico, andava portando sempre maggior benessere a tutte le persone che avevano un lavoro, mentre creava sempre più gravi disagi ai pensionati e a coloro che vivevano di rendita. La Belli faceva parte di questa seconda categoria; si rese conto del cambiamento della sua condizione economica e incominciò a ridurre le sue esigenze. Passò gli ultimi anni della sua vita di ristrettezze, senza mai dare segno di rimpiangere l’antica agiatezza, confidando nella Divina Provvidenza.

La lunga stagione della sua anzianità le portò limitazioni e malanni, che sono propri dell’età avanzata, ma fu sempre lucida fino all’ultimo giorno.

Morì il 13 giugno 1977. Proprio quello stesso giorno ella aveva avuto due visite gradite. Nel primo pomeriggio quella di una signora, madre di sette figli, con un passato costellato di sofferenze varie, sempre rimasta zelante dirigente di Azione Cattolica nel suo piccolo paese; più tardi la visita di un’anziana signorina che aveva scelto una vita spesa per l’apostolato laico e che, non più giovanissima, aveva dovuto lasciare il paese per lavorare in ambienti molto diversi, ma sempre aventi scopi umanitari e religiosi.

Entrambe erano arrivate al letto della signorina Belli, non conoscendo la gravità delle sue condizioni fisiche, desiderose di dimostrare la loro affettuosa riconoscenza. Esse potevano considerarsi rappresentanti delle numerose persone che ella aveva sempre capito, confortato e aiutato nei momenti più dolorosi.

Ancora oggi a dieci anni dalla sua morte, non è difficile incontrare persone che, avendola conosciuta, hanno conservato un grato ricordo dell’opera da lei svolta nella sua vita.

I tempi sono cambiati, le esigenze diverse; ricordarla ora ha lo scopo di invitare i cattolici, che lavorano per l’apostolato, ad impegnarsi con grande generosità e larga apertura d’animo, come ha sempre fatto Pierina Belli. Tenendo presente la conclusione del recente Sinodo dei Vescovi, mi pare di poter dire che l’opera della signorina Belli abbia veramente precorso i tempi.

Viene spontaneo un augurio: speriamo che siano molte le donne desiderose di imitarla.

Elide (Nene) Morandi


IL LABORIOSO IMPEGNO PER L’OPERA VOCAZIONI

A lato della porta d’ingresso di quello che originariamente era il “refettorio” dei seminaristi, sta una piccola lapide, dedicata a Santa Marta, la sorella di Maria quella che “serviva” il Maestro; vi si legge: “All’U.D.A.C.I. – con particolare riconoscenza – per la continua preghiera ed opera – a favore del Seminario”.

È un segno di gratitudine, viva al di là dell’inerzia della pietra, per il bene ricevuto dai seminaristi e dal seminario diocesano, nel corso di tanti anni, da parte dell’Unione Donne d’Azione Cattolica e della sua infaticabile, solerte animatrice, la signorina Pierina Belli.

Veramente non c’era proposta di «opera buona» che la signorina non accogliesse con generosa dedizione, non c’era nobile causa da cui ella non si sentisse attratta e non facesse propria, impegnandovi concretamente tempo ed energie. Tanto più se queste proposte ed iniziative le sentiva affini al suo personale modo di credere. Era questa una «costante» della sua sensibilità cristiana e si aveva assoluta certezza che, qualunque incarico ella si fosse addossato, veniva portato avanti con la decisione e la perseveranza paolina dell’«opportune et importune».

Per questo l’UDACI, nella persona della sua presidente diocesana Pierina Belli, ma con il suo instancabile apporto di incitamento e azione, si assunse l’impegno di organizzare iniziative di diffusione e sostegno dell’Opera vocazioni ecclesiastiche (OVE) istituita in diocesi da Mons. Vianello. Giustamente ed evangelicamente, primo impegno fu la promozione di preghiere per le vocazioni; ma furono immediatamente organizzate o appoggiate tutte le proposte che in varia misura fossero di aiuto anche economico al seminario. Furono indetti incontri formativi per i famigliari dei sacerdoti e dei seminaristi; fu organizzata la raccolta annuale del frumento pro seminario e di generi alimentari diversi. Tutto si faceva per mantenere sempre vivo, all’attenzione della comunità cristiana, il seminario come centro essenziale della vita della diocesi e come istituto sempre bisognoso di fattiva attenzione caritativa.

Ma si avvertiva la necessità di ampliamenti dell’edificio, che consentissero maggior spazio di locali, per un tipo di vita più articolata e distesa , come si conviene a giovani studenti, soggetti ad un qualificato sistema educativo e formativo. Gli ampliamenti furono iniziati, ed erano ancora in atto, quando improvvisamente l’insania bellica demolì totalmente l’edificio e frantumò l’organizzazione OVE, annullando praticamente ogni possibilità di aiuto ai seminaristi e all’istituto. Ma quando, nel 1947, Mons. Giberti rifondò l’OVE e ne furono riordinati i quadri dei responsabili, l’UDACI – e per essa ancora la sua presidente diocesana – si imegnò ad affiancare l’Opera con totale disponibilità di personale, di tempo e di azione: le delegate OVE parrocchiali furono scelte tutte tra le iscritte UDACI, sia pure affiancate, dove possibile, o coadiuvate da elementi della Gioventù femminile (GF). Su di esse ricadde tutto l’onere di mantenere vive le iniziative, di animarle con costanza, di svilupparle e di realizzare quell’appoggio finanziario diventato ormai impellente e di vaste proporzioni per l’urgente necessità di riedificare il seminario distrutto. Personalmente la signorina Belli volle ricordare i suoi cari, dedicando alla loro memoria alcune aule del seminario.

Una sottolineatura è giusta fare circa il sistema d’azione seguito in questo come – crediamo – in altri settori dalla signorina: si assicurava che una sua personale proposta fosse condivisa e fatta propria dai superiori, oppure cercava di comprendere profondamente lo spirito delle iniziative eventualmente indicate dagli stessi; avviava quindi la loro realizzazione con il metodo degli incontri personali, diretti, organizzati in zona o mediante intensissimi rapporti epistolari, attraverso i quali intendeva «ricordare, stimolare» come ella diceva «perché nessuno dormisse». Negli incontri si dilungav per chiarire le intenzioni, per suggerire modalità di esecuzione: era abilissima nel «mettere alla punta», ma era impareggiabile anche nell’incoraggiare, lodare, difendere qualsiasi tentativo, anche iniziale, di lavoro.

Affinché tanta disponibilità di spirito e tanta energia nel bene fosse più autorevolmente utilizzata, Mons. Rota nominò la signorina Belli delegata diocesana OVE. Ufficializzato un incarico, che d’altra parte pienamente già esercitava, essa si sentì in dovere di dedicare un’attenzione tutta particolare alla formazione e all’aggiornamento delle delegate OVE parrocchiali, promuovendo per esse incontri-scambio interparrocchiali, corsi di esercizi, gite formative. Secondo il suo stile, questi incontri avevano sempre un carattere di cordialità semplice, un’atmosfera di incoraggiante apertura che consolidava e alimentava i rapporti di mutua fiducia. Era instancabile nel lavoro, infaticabile nel parlare, suggerire, farsi carico di eventuali difficoltà emerse e che tentava di risolvere, anche direttamente, quando pensava di poterlo fare, ricorrendo con tatto e discrezione, all’ascendente di cui godeva presso tutti, clero compreso. Quando la salute no le permetteva gli incontri diretti, ricorreva con insistenza alla corrispondenza (quante centinaia di lettere scrisse?), tenendo preciso riscontro di chi avesse risposto o meno. E continuò così, per anni, nonostante l’inclemenza delle stagioni, finché, per ragioni di salute e di età, fu costretta a rinunciare all’impegno di reggere, come presidente diocesana, il movimento UDACI, ma continuò a reggere le fila dell’OVE con i due mezzi sui quali aveva sempre tanto contato: la preghiera, sostenuta dalla sofferenza, e le lettere, stilate con la continuità e l’energia di sempre.

Chi, come gli «anziani» superiori del seminario, ha vissuto le vicende degli ultimi 50 anni di storia del nostro istituto diocesano, legge la piccola lapide-ricordo, sa che le brevi espressioni apposte, nascondono (o rievocano?) una lunghissima, quasi interminabile schiera di persone tanto benemerite quanto nascoste, persone che – come Marta – hanno «ministrato» il fabbisogno per le necessità del seminario, unendo la preghiera alla carità operosa; ma avanti a tutte ricorda la presenza di una persona, più generosa di tutte, modello di tutte, figura esile quanto determinata, obbediente e risoluta, sempre sorridente ma esigente, con gli altri, perché tanto era esigente, sempre , con se stessa.

Mons. Vincenzo Pasetti


GUIDA E ANIMATRICE

Ritornavamo commosse dopo averla accompagnata al camposanto la mattina del 17 giugno 1977 e non ci sembrava vero di averla perduta per sempre. Era viva nel nostro cuore la speranza che, risvegliate dal sogno tremendo, l’avremmo trovata nella sua casa ospitale, nostra guida e nostra animatrice preziosa.

La signorina Pierina Belli è sempre stata tale per noi. La sua ansia di bene, il suo desiderio ardente di far conoscere e amare il Signore, di far si che il suo Regno di amore si estendesse nel mondo ci è stato i sprone e guida al lavoro nell’Azione cattolica, cara e benedetta associazione che ci ha dato tanto e alla quale siamo fieri di appartenere; essa ha avuto in Pierina la sua fondatrice per la nostra diocesi.

Non c’è parrocchia, per quanto umile e dispersa, che non l’abbi accolta più volte commossa e ammirata.

Pierina si era prefissa di instaurare l’amore e il rispetto all’autorità del vescovo e alla dignità del sacerdote, d’inculcare l’obbedienza e la fedeltà alla chiesa.

E questo spirito sapeva trasmettere con la parola suadente, semplice e amorosa, ma soprattutto con l’esempio di tutta la sua vita.

Chi non ricorda di aver incontrato la signorina Belli sotto qualsiasi cielo e per qualunque via anche la più campestre delle prime ore del mattino alle ore più tarde della sera?

L’abbiamo vista signorina delicata e gentile mai stanca, sempre nuova, sorridente al lavoro e nel lavoro.

La signorina Pierina è nel cuore di molti, ogni famiglia della diocesi di Fidenza l’ha conosciuta bene nella monte e nel cuore, come modello da imitare e tramandare.

È questo il significato della sua vita: una donna che si può, si deve imitare per se stessi e per gli altri, una donna sempre moderna e sempre nuova, uno stile di vita che va bene per tutti i tempi; è questo il segno della sua grandezza.

Pierina non è morta: restano le donne di Azione cattolica che lei ha formato e sempre nuove donne, nuove famiglie disponibili per il prossimo.

Tutti ricordano la sua figura minuta, sicura, serena, ma la sua forza, la sua sicurezza, la sua serenità le veniva di dentro, aveva fatto di lei il tempio dello Spirito Santo e stando con lei si avvertiva questa grandezza, questa santità.

È la santità che fa grandi le persone.

Pierina era generosa, scusava tutto, aveva parole buone per tutti, raccomandava sempre di volersi bene, desiderava l’amicizia e la viveva intensamente; scriveva molto e ogni sua lettera era accompagnata da qualche immaginetta, era un invito ad aiutare enti e associazioni bisognose.

Era sicura e contava nella Provvidenza del Padre, raccomandava a tutti di essere generosi nel rinunciare ai risentimenti personali, a soffocare il nostro amore proprio.

Invitava a rinunciare al nostro egoismo. Grande verità! Se non c’è l’egoismo il cuore è puro, buono, ama perché si è proiettati fuori di noi per le famiglie, il paese, la diocesi, le missioni, cioè il mondo.

Noi ricordiamo così con amore e riconoscenza la cara signorina Pierina e la ringrazio amo soprattutto per aver istillato in tante persone l’attaccamento e l’amore ai principi cattolici e la preghiamo perché dal cielo continui ad essere l’angelo tutelare dell’Azione cattolica fidentina.

Regina Biselli

Per il Consiglio diocesano di ACI


LA SUA GRANDE SCELTA: L’APOSTOLATO LAICO

La mia prima conoscenza di Pierina Belli cominciò per «sentito dire».

Risiedendo nello stesso comune , non era difficile sentire sussurrare, qua e là, dalla gente del tempo, notizie di prima mano sulla vita e sull’attività della «signorina Pierina».

Ma un giorno, fu mia nonna a tratteggiarmi la sua figura con dovizia di particolari.

Eravamo alla vigilia della seconda guerra mondiale. Io, diciottenne. Iscritto negli juniores – i giovani cattolici dell’epoca – sentendo riversare tanta stima ed ammirazione su quella «sorella maggiore», avvertivo un certo orgoglio di appartenere, come lei, alle file dell’Azione cattolica italiana. In seguito come presidente del Movimento maestri di AC, ebbi la possibilità – dal 1950 al 1955 – di conoscerla direttamente nel corso delle riunioni della giunta diocesana. Mi resi conto, allora, che la sua devozione alla Chiesa, la sua dedizione all’Azione cattolica e la sua disponibilità per il prossimo erano pari alla sua notorietà tra la gente del luogo.

Colta, amabile, ricca, bella, di famiglia distinta, aveva avuto – testimoniava la gente del posto – numerose proposte di matrimonio.

Ma la sua scelta fu quella dell’Apostolato laico. Le doti organizzative, la capacità oratoria, ne fecero, nell’organizzazione cattolica, una propagandista nazionale, prima ancora di una dirigente diocesana.

Quando, a motivo dell’età – dopo aver diretto per alcuni anni la Gioventù femminile di AC e per circa 25 anni l’Unione donne – lasciò l’incarico diocesano, i miei frequenti incontri con lei furono non solo di dovere, ma necessari, per attingere alla sua saggezza e alla rara esperienza. Come si cominciava il discorso, guardava fissa dietro alle lenti, il capo leggermente proteso in avanti, nell’atteggiamento inconsapevole di chi sa, giudica ed è comprensivo ed amabile al tempo stesso. Era capace di intrattenersi delle mezz’ore, con la sua voce sottile e irruente, a parlare particolarmente dell’Azione cattolica e del seminario.

Nominato presidente della giunta diocesana, avevo sempre e molto da imparare da lei. Gli incontri in casa sua, anche negli ultimi anni della sua esistenza, non potevano mai essere brevi. Il colloquio spaziava, anche, sulla vita politica del paese, sull’amministrazione comunale, sull’assistenza alle famiglie indigenti, sulla locale Associazione famiglie caduti e dispersi in guerra di cui ella era presidente onoraria ed io segretario.

Aveva uno spiccatissimo desiderio di analizzare a fondo ogni avvenimento, di comprendere le motivazioni di ogni iniziativa. Portava innata la ripulsa per la suggestione dela rivincita, delle polemiche effimere, dell’orgoglio intransigente.

Incapace di invecchiare nello spirito, si dedicò con ineffabile passione, fino agli ultimi suoi giorni, al Movimento fanciulli di AC e la seminario diocesano, Quest’ultimo fu, come si dice oggi, il suo fiore all’occhiello.

Delegata diocesana delle vocazioni ecclesiastiche , riservò al seminario le sue ultime energie, scrivendo dal suo letto di sofferenza esortazioni ai parroci e ringraziamenti ai suoi collaboratori dell’OVE – l’Opera vocazioni ecclesiastiche -.

Di intelligenza aperta, infaticabile nel lavoro, moderna e giovanile, fu all’altezza di ogni tempo, senza perdere i legami con il passato.

Radicata nella fede e con eccezionale esperienza, aveva maturato una profonda umiltà e un vivissimo senso di realismo, da cui la propria disponibilità ad accogliere consigli, proposte, critiche.

Insieme alla gioia del suo servizio per la Chiesa, visse momenti di sofferenza e, talvolta, anche umiliazioni. Ma il suo modo di sentire era sempre di condivisione e di fraternità; mai di risentimento.

A 10 anni dalla morte, Pierina Belli è ancora un incitamento per tutti. È un richiamo a ciò che è essenziale: al dovere di servizio cristiano verso la gente delle nostre comunità parrocchiali, specialmente verso quelli che stentano ad aprirsi a Gesù, ma senza trascurare gli emarginati, i sofferenti, i poveri: chiunque essi siano, qualunque idea professino.

In un tempo come il nostro, così difficile per tutti, le scelte della compianta Pierina Belli non possono essere considerate che scelte ancora attuali. Esse lasciano nella nostra coscienza la convinzione che solo l’affermazione di tali ideali può garantire non solo la Fede e la Carità, ma, anche, la vera promozione umana.

Maestro Emilio Pezzaglia


IL SUO STILE DI FEDE

Mi è particolarmente caro ricordare Pierina Belli, a distanza di alcuni anni, necessari del resto, a focalizzare questa figura di donna in un «ritratto» che vuol essere, a un tempo, privo d’enfasi, ma non sbiadito nella sua singolarità.

Ho avuto modo di conoscere e avvicinare la Belli, solo quando essa era in età avanzata, ma il trascorrere del tempo non aveva intaccato le sue doti peculiari quali l’elasticità mentale, le ampie vedute, la vivacità caratteriale.

L’interlocutore rimaneva stupito e ammirato di fronte a questa donna che, pur molto avanti negli anni, accettava con serenità e viveva attivamente l’ultimo periodo delle sua esistenza. Tale periodo, possiamo giudicarlo ora con serena ottica retrospettiva, fu caratterizzato dall’intrecciarsi di fatti storicamente determinanti per l’odierna società civile e per la rinnovata comunità ecclesiale. Erano gli anni travagliati a cavallo del ’60-’70 e la Belli, con la sua serenità temperamentale, seguiva con interesse tutti gli avvenimenti del tempo.

In particolare, l’appassionarono le novità scaturite dal Concilio Vaticano II, ne condivise lo spirito riformatore e ne interpretò le finalità, tese allo sviluppo e non alla negazione della tradizione della Chiesa cattolica. Perciò, avvalendosi della sua spiccata coscienza critica, Pierina Belli fece opera di persuasione verso i dubbiosi, dimostrando quanto fosse valido e necessario l’aggiornamento della Chiesa, che trova la sua piena espressione nel dialogo con il mondo contemporaneo.

Per diffondere le sue convinzioni, la Belli ricorreva ad un tipo di discorso deciso, ma comprensivo e proverbialmente interminabile, come bonariamente dicevano molti. Prediligeva, però, la corrispondenza epistolare, attraverso la quale e grazie alla esperienza maturata in tanti anni di apostolato nell’AC, consigliava, incoraggiava e riprendeva, nel suo stile garbato e rispettoso, convinta sempre di adempiere al precetto scritturistico della «correzione fraterna», per la crescita comune della famiglia ecclesiale.

Altra sua dote singolare era la memoria storica della vita: della famiglia, del suo paese, dell’AC. Chi aveva la costanza di frequentare la sua casa era ripagato da un colloquio brillante ed arricchente per tante e curiose notizie sempre avvincenti ed edificanti: si coglieva, dalla vivace intelligenza, dalla buona cultura e dalla fedeltà ai suoi ideali, la presenza di una forte personalità. I suoi interessi si erano sempre rivolti a tutto il mondo e anche nei suoi ultimi anni, dalla poltrona su cui trascorreva gran parte della giornata, seguiva i problemi, le ansie e i successi dell’intera umanità.

Era pure desiderosa di ascoltare e conoscere le opinioni e le vicende degli altri e si adattava a tutti con quella sua parlata precisa, attenta, ma non aliena dalla battuta briosa.

I rapporti che aveva avuto e manteneva, con alte personalità politiche e religiose, non erano mai stati, per lei, ragione di vanto personale, ma di sincero e disinteressato aiuto a persone bisognose e di ogni estrazione sociale.

Nonostante questo suo fervore di partecipazione ad ogni avvenimento, nonostante le benemerenze e i riconoscimenti ricevuti, la signorina Pierina o più semplicemente «la Signorina» come la chiamavano tutti, aveva sempre avuto abitudini austere.

Alla sua morte, si sono scoperti, nella soffitta della sua casa, i doni ricevuti in segno di deferenza e di riconoscenza, perché lei eretta nel suo vestito scuro, indossato con personalissima signorilità, aveva sempre avuto pochissime esigenze ed aveva condotto una vita piuttosto frugale.

La Signorina, se n’è andata, nella serenità dei ricordi come fosse appagata del bene profuso.

A noi giovani ha insegnato l’amore alla Chiesa, al nostro Paese e alla famiglia, inteso come servizio gratuito, gioioso e motivato a queste grandi «realtà».

Don Gianemilio Pedroni


LA RICORDO COSÌ…

… Ecco Pierina Belli. Esce così com’era da questa monografia di cui dobbiamo essere veramente grati all’autrice: per l’amore che v’ha messo. Io stesso risento in quelle righe, disadorne ma essenziali, la mia mamma che parlava tanto della «signorina Pierina» come di un angelo consolatore, ma un angelo che si muoveva, che non si dava pace… Essa voleva sapere bene come stavano le cose. Ti metteva a tuo agio. Riceveva tutti nella sua casa e non aveva stanze per i poveri e salotti per i ricchi.

Non c’è famiglia delle nostre parti, ma credo di poter dire di tutta la diocesi, che non abbia ricevuto almeno una sua lettera; anche la sua scrittura era dolce come il sorriso che dominava costantemente il suo volto. Lavorava veramente per il Signore, nelle cose piccole ed in quelle grandi: dall’aiuto alla sua parrocchia al suo prezioso contributo in campo diocesano e nazionale.

La ricordo fin dai primi anni della mia giovinezza. Figura distinta, dai tratti nobili e accattivanti per tutti. Ricordo soprattutto il suo sorriso, i suoi occhi vivissimi, il suo tratto fine ma non di maniera. La ricordo mentre aspettava il “treno a vapore” alla stazione di Castelvetro; se era inverno calzava eleganti stivaletti neri a stringhe. Amava cappellini particolari e abiti sobriamente eleganti dalla linea classica-borghese, con colletti e finiture a pizzo bianco sempre candidi. Non l’ho mai vista preoccupata, ma sempre serena; le preoccupazioni, ed erano tante, erano contenute nella serenità. Il suo era un discorso lesto e, anche se incalzante, mai invadente. Sapeva colloquiare con tutti, anche con quelli che, non conoscendola, la stimavano un po’ fuori dal tempo.

Sapeva apprezzare l’impegno dei giovani nell’Azione cattolica ed aveva sempre per loro una parola di plauso e di incoraggiamento. Era operaia infaticabile nelle opere della Chiesa, impareggiabile dirigente di ACI e infaticabile sostegno per l’Università cattolica e per il seminario.

Ecco una vita spesa gioiosamente per gli altri, col sorriso sul volto, per il bene, nel vero amore. Questa donna fu veramente tempio di Dio perché Lo portava costantemente con sé verso il prossimo. Traspariva da lei la grazia e la sicurezza discreta di chi colloquia con Dio parlando con gli uomini.

È vero: nel prossimo si trova Dio, Pierina Belli, lì lo ha trovato e con Lui ha camminato senza sosta per tutta la sua vita. Ed è bene che di questa vita si cominci a parlare ed a scrivere.

Felice Ziliani

 

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